Le organizzazioni agricole spagnole, tra cui Asaja, COAG, UPA, Unión de Uniones e Cooperativas Agroalimentarias, hanno chiesto al ministro dell’Agricoltura, Luis Planas, aiuti urgenti per far fronte all’impennata dei costi di produzione causata dalla guerra in Iran. L’incontro, tenutosi martedì, ha visto i leader del settore confrontarsi con il governo per ottenere misure immediate che permettano al settore agricolo di sopravvivere all’aumento dei prezzi del gasolio e dei fertilizzanti. La guerra in Iran, che ha innescato una crisi globale sui prezzi del petrolio, ha reso i costi di produzione insostenibili per molte aziende, mettendo in gioco la sovranità alimentare del Paese.
Le richieste degli agricoltori
Il segretario generale di COAG, Andrés Góngora, ha avvertito che migliaia di ettari rischiano di restare incolti se non arriverà un pacchetto di misure incisivo. Ha chiesto di compensare l’aumento del gasolio fino al 70%, il margine che consente l’Unione europea, e ha richiesto maggiori aiuti per fertilizzanti e plastiche agricole. Inoltre, ha sottolineato che l’aumento dei costi non può essere trasferito sui prezzi dei prodotti, poiché la Legge della catena alimentare non viene rispettata. Il presidente di Asaja, Pedro Barato, ha richiesto misure “sufficienti” per compensare l’aumento del prezzo del gasolio agricolo, che è salito del 50% dallo scoppio del conflitto.
Il segretario generale di UPA, Cristóbal Cano, ha proposto una via di finanziamento concreta: un’imposta speciale sugli utili delle grandi compagnie petrolifere spagnole. Le pratiche di queste aziende, ha detto, dovrebbero essere indagate per alimentare un fondo di compensazione destinato al settore agrario. Il settore agricolo non può trasferire sui prezzi dei propri prodotti l’aumento dei costi. Il coordinatore di Unión de Unión, Luis Cortés, ha richiamato l’attenzione su un problema strutturale: il settore agricolo non può trasferire sui prezzi dei propri prodotti l’aumento dei costi, e ha chiesto misure di fondo, come un gasolio professionale, invece di “cerotti”.
Un fondo di compensazione
Cooperativas Agroalimentarias ha chiuso il fronte comune, ricordando che gran parte dei costi sostenuti dalle aziende e dalle cooperative – trasporto, energia – “non sono controllabili” e ha chiesto una compensazione che copra tale incremento. L’Esecutivo ha manifestato la volontà di sostenere il settore “al di là del piano di risposta” già attivato per far fronte all’impatto della guerra. L’aumento del gasolio coincide con la vendemmia e l’avvio delle campagne di raccolta di olive e cereali invernali, mentre in mare l’aumento di oltre l’85% dei costi del combustibile ha già costretto a fermare le imbarcazioni in diversi porti.
La guerra in Iran, scoppiata il 28 febbraio, ha reso il petrolio più caro e ha reso più costosi anche i fertilizzanti azotati, l’urea e l’ammoniaca, che sono realizzati con derivati del petrolio e del gas. Da allora, il prezzo del barile ha vissuto settane di forte volatilità, passando da sotto i 70 dollari a oltre i 120, per stabilizzarsi intorno ai 90. Questo aumento ha reso più cari i costi di produzione per l’agricoltura spagnola. Le richieste degli agricoltori spagnoli sono la versione locale di una tensione che attraversa il pianeta da mesi.
Le organizzazioni agricole hanno espresso preoccupazione per l’impatto dei costi sul settore e hanno avvertito che, senza interventi, migliaia di ettari potrebbero non essere seminati. L’Esecutivo ha riconosciuto la gravità della situazione e ha espresso la volontà di sostenere il settore al di là del piano di risposta già attivato. Tuttavia, i leader del settore hanno sottolineato che le misure attuali non sono sufficienti e che è necessario un intervento più incisivo per salvaguardare la sovranità alimentare del Paese.



