La Camera dei deputati ha visto oggi l’approvazione della proposta di legge che riconosce cinque mesi di congedo per le famiglie che accolgono un minore in adozione, affidamento familiare, affidamento preadottivo o collocamento temporaneo o provvisorio. L’obiettivo è superare le attuali differenze legate al percorso giuridico del bambino, riconoscendo che il momento rilevante per il riconoscimento delle tutele è quello dell’effettivo ingresso del minore in famiglia. La proposta, voluta dal Coordinamento Care e costruita insieme a Chiara Tenerini (Forza Italia), mira a garantire parità di trattamento tra famiglie che accolgono bambini in situazioni analoghe, ma con diversi procedimenti giuridici.
Disparità di trattamento e bisogni del bambino
La normativa attuale prevede cinque mesi di congedo di maternità nei casi di adozione e tre mesi nei casi di affidamento familiare. Questa differenza ha portato a una situazione di disparità di trattamento, come sottolinea Anna Guerrieri, presidente del Coordinamento Care. «La disciplina vigente determina una disparità di trattamento tra minori che, dal punto di vista sostanziale, vivono situazioni analoghe», spiega Tenerini. Il problema è particolarmente evidente nei casi di collocamento temporaneo o provvisorio, dove il bambino entra in famiglia prima che venga definito il suo status giuridico. In questi casi, la famiglia riceve inizialmente tre mesi di congedo, con ulteriori due mesi disponibili solo dopo l’affidamento preadottivo o l’adozione.
La proposta modifica l’articolo 26 del Testo Unico sulla maternità e paternità, riconoscendo che, ai fini delle tutele previste, ciò che rileva è l’effettivo ingresso del minore in famiglia, indipendentemente dalla natura del provvedimento che ne ha disposto l’accoglienza. Il momento rilevante per il riconoscimento delle tutele di maternità e di genitorialità non è quello del perfezionamento del procedimento giuridico, ma quello dell’effettivo ingresso del minore in famiglia. «È infatti da tale momento che sorgono i bisogni di cura, accudimento, costruzione dell’attaccamento e inserimento nel contesto familiare, sanitario, educativo e scolastico», afferma Guerrieri.
Un’equità per tutte le famiglie
La modifica ha un impatto rilevante, soprattutto per gli affidatari, che oggi dispongono di tre mesi di congedo. Con la nuova norma, avrebbero diritto a cinque mesi fin dall’ingresso del minorenne in famiglia. Questo è particolarmente importante per i bambini molto piccoli, che spesso vengono collocati presso una famiglia nell’ambito di un procedimento di adottabilità ancora pendente. «Non è infrequente che neonati o bambini di tenerissima età vengano collocati presso una famiglia nell’ambito di un procedimento di adottabilità ancora pendente», annota Guerrieri. Proprio nella fase più delicata per la costruzione dell’attaccamento e della sicurezza relazionale, la normativa vigente riconosce, tuttavia, una tutela ridotta rispetto a quella prevista per altri minori accolti all’esito di percorsi giuridici differenti.
La proposta di legge intende ristabilire una condizione di equità, garantendo che tutte le famiglie che accolgono un minore, indipendentemente dal percorso giuridico attraverso cui il bambino è entrato in famiglia, ricevano cinque mesi di congedo fin dal primo effettivo ingresso del minorenne. «La proposta di legge intende ristabilire una condizione di equità», conclude Guerrieri. L’obiettivo è quindi quello di ridurre le disparità e di riconoscere i bisogni reali delle famiglie, che spesso si trovano a dover gestire situazioni complesse e lunghe, con un sostegno adeguato.
La normativa attuale ha conseguenze rilevanti anche nei procedimenti di adottabilità, quando il Tribunale per i minorenni dispone il collocamento temporaneo o provvisorio di un bambino presso una famiglia prima che sia definito il suo status giuridico. «Secondo l’interpretazione amministrativa dell’Inps, confermata dal messaggio n. 3951 del 9 novembre 2023, il collocamento temporaneo viene assimilato all’affidamento familiare. Alla famiglia quindi vengono riconosciuti inizialmente tre mesi di congedo. Gli ulteriori due mesi possono essere fruiti solo in un momento successivo, quando viene disposto l’affidamento preadottivo o viene decretata l’adozione», spiega Guerrieri.



