Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

martedì 22 Settembre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Cultura

Fabrizio Maiello, “il Maradona delle carceri”: «Mi hanno salvato un pallone e la cura per Giovanni»

Fabrizio Maiello, ex calciatore noto come “il Maradona delle carceri”, racconta la sua vita tra carcere e Ospedali psichiatrici giudiziari, salvata da un pallone e l’amore per un malato terminale.

Una vita tra carcere e Ospedali psichiatrici

Fabrizio Maiello, noto come “il Maradona delle carceri”, ha vissuto una vita segnata da scelte difficili e momenti di profonda trasformazione. Dopo 24 anni trascorsi tra carcere e Ospedali psichiatrici giudiziari, ha trovato un porto sicuro nel pallone e nell’amore per un uomo malato terminale. «Dopo una vita che è stata un mare in tempesta, mi hanno salvato l’amore per il pallone e prendermi cura di Giovanni, un internato malato terminale», ha detto. Maiello, ex calciatore, ha passato 14 anni in carcere e 10 anni in Opg, dove ha trovato un nuovo senso di vita. «Ho fatto 14 anni dentro al manicomio criminale e 10 anni di carcere, che non sono serviti a niente», ha aggiunto.

Un incontro che ha cambiato la sua vita

L’incontro con Giovanni Marione, un internato malato terminale, è stato il momento di svolta per Maiello. «Nel momento più difficile della mia vita ho scelto di aiutare una persona che stava molto più male di me», ha raccontato. Giovanni, che non aveva nessuno, è diventato il suo punto di riferimento. «Lui è stato la medicina che mi ha salvato», ha spiegato Maiello. L’esperienza di curare Giovanni ha trasformato la sua vita, portandolo a trovare un nuovo senso di scopo e di libertà. «Io l’ho capito dopo che, curando ogni giorno Giovanni, cambiandogli il pannolone, dandogli l’ossigeno, volendogli bene, stavo curando me stesso», ha detto.

La cura di Giovanni è stata la mia salvezza.

Un lavoro onesto e un nuovo inizio

Oggi, Maiello lavora in una cooperativa che si occupa della manutenzione del verde, un lavoro che considera il primo onesto della sua vita. «Questo è un lavoro libero e che mi fa sentire libero, farei veramente fatica a pensarmi in una fabbrica: non ci riuscirei, dopo tutti quegli anni rinchiuso», ha detto. Il suo lavoro non è solo una fonte di sostentamento, ma anche un modo per continuare a prendersi cura delle persone, come ha imparato facendo la cura di Giovanni. «Io non mi volevo più curare, a me la cura mi ha salvato», ha aggiunto. La mia vita è cambiata grazie a Giovanni.

Un messaggio per i giovani

Maiello, che oggi è testimonial della legalità nelle scuole con Libera, cerca di trasmettere ai giovani una lezione di vita. «I ragazzi quando racconto la mia storia fatta di calcio di criminalità, ma anche di amore e di amicizia, sono colpiti», ha detto. La sua storia, fatta di errori, rinascita e coraggio, è un monito per chi vuole evitare di commettere gli stessi sbagli. «La mia è una storia di amicizia e di amore», ha concluso Maiello, che continua a credere nella possibilità di cambiare, anche dopo un passato difficile. «Io ho sempre risposto che le mani me l’ero sporcate fuori e non pulendo Giovanni», ha detto, riferendosi al suo impegno nella cura di Giovanni.

Leggi anche