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martedì 22 Settembre 2026

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L’Irlanda si schiera contro Israele: il boicottaggio del calcio diventa un tema di dibattito nazionale

L’Irlanda si schiera contro Israele: il boicottaggio del calcio diventa un tema di dibattito nazionale

L’Irlanda si trova al centro di un dibattito acceso sul boicottaggio del calcio contro Israele, con il ct Heimir Hallgrímsson e la maggioranza dei tifosi che si oppongono all’idea di giocare contro la squadra israeliana. L’imminente doppio confronto nella Nations League ha acceso tensioni in tutto il paese, coinvolgendo non solo il mondo del calcio, ma anche esponenti politici, sindacati e persino la televisione pubblica.

Boicottaggio e proteste: il calcio come simbolo di opposizione

Le proteste contro la partita contro Israele sono state molto forti, con il 63 per cento dei calciatori e calciatrici irlandesi contrari a giocare contro la squadra israeliana, secondo un sondaggio condotto dal sindacato Pfai. La decisione di spostare le due partite in campo neutro, una persino a porte chiuse, è stata vista come un tentativo della Federcalcio irlandese (Fai) di mettere a tacere le polemiche, ma ha suscitato critiche e sospetti di opportunismo.

Le parole del ct e la reazione dell’Ifa

Il ct Hallgrímsson ha espresso parole molto dure contro Israele, affermando che «non giocheremo con il genocidio, ma contro il genocidio». Le sue dichiarazioni sono state accolte con forza in Irlanda, ma anche con accuse di opportunismo, visto che il ct aveva precedentemente espresso supporto per l’esclusione delle squadre israeliane dalle competizioni internazionali. L’Ifa, la Federcalcio israeliana, ha definito le parole del ct «stupide, ignoranti e ipocrite», e sta valutando un reclamo formale alla Uefa. La reazione del ct ha suscitato un dibattito interno, con alcuni tifosi e ex calciatori che lo accusano di aver fatto marcia indietro rispetto alle sue posizioni passate. «Non a Dublino, non in Ungheria, non in Serbia», ha scritto un gruppo di allenatori e ex giocatori locali, sottolineando che la partita non dovrebbe svolgersi in alcun luogo dove Israele sta commettendo un genocidio.

La protesta si estende al di fuori del calcio

La protesta contro Israele non si è limitata al mondo del calcio, ma ha coinvolto anche esponenti politici e la televisione pubblica. La tv irlandese Rté ha deciso di trasmettere le due partite contro Israele, ma senza telecronaca, interviste o collegamenti dallo studio, in un tentativo di mantenere la neutralità. Inoltre, le tifoserie dell’Irish League, il campionato locale, hanno esposto striscioni con le scritte «Stop the game» e «Free Palestine», dimostrando un forte sostegno alla causa palestinese.

La campagna Stop the Game, coordinata da Shane Moore, ha sottolineato come il boicottaggio non riguardi solo il calcio, ma anche la politica e la società. «Lo dimostra il modo in cui rivendicano il loro, di genocidio», ha spiegato Moore, riferendosi alle celebrazioni di personaggi come Ratko Mladić, un criminale di guerra, in Serbia. La protesta ha trovato anche supporto tra i calciatori, tra cui Roberto Lopes, presidente del sindacato Pfai, e giocatori come James McClean e Katie McCabe, che hanno espresso apertamente il loro sostegno al boicottaggio. La decisione di non giocare contro Israele è vista come un atto di solidarietà e di rispetto per le vittime del genocidio.

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