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martedì 22 Settembre 2026

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Cronaca nera

Maria Ida racconta un episodio di violenza da parte di un amico: «Mi colpiva col coltello urlando “muori”»

Maria Ida racconta un episodio di violenza da parte di un amico: «Mi colpiva col coltello urlando “muori”»

Un episodio di violenza che ha cambiato la vita di Maria Ida

Maria Ida Santopaolo, 29 anni, farmacista di Terranova da Sibari, un paesino di circa 4400 abitanti in provincia di Cosenza, ha vissuto un episodio di violenza da parte di un amico che non accettava di non essere ricambiato. L’aggressione, avvenuta la notte tra l’1 e il 2 giugno, ha lasciato segni fisici e psicologici profondi. «Mi colpiva col coltello urlando “muori”», ha detto, riferendosi a un momento drammatico dell’aggressione durata dieci minuti.

Da un rapporto a un’aggressione

L’episodio ha avuto origine da una relazione sentimentale non ricambiata. L’aggressore, un amico conosciuto da anni, aveva dichiarato i suoi sentimenti, ma Maria Ida aveva rifiutato, sottolineando che non aveva interessi romantici. «Lui era un carissimo amico, parte della comitiva di amici. Un anno prima dell’aggressione si dichiarò, ma io gli dissi che non avevo interessi romantici», ha spiegato. La relazione si era trasformata in una serie di avvicinamenti e allontanamenti, finché la situazione non si era fatta insostenibile.

La notte dell’aggressione, Maria Ida era uscita con gli amici e tornava a casa. «Parcheggio, esco dal portone e me lo trovo alle spalle. Voleva parlare, gli dico “ok ma mantieni le distanze perché mi stai facendo paura”», ha ricordato. L’uomo, però, non si è fermato. Ha preso il cellulare di Maria Ida e lo ha buttato a terra, impedendole di chiamare aiuto. Con il telecomando di casa, che aveva installato suo padre, ha attivato l’allarme e ha iniziato a scappare. Con la coda dell’occhio, ha visto che l’aggressore aveva dei coltelli in macchina.

La situazione si è rapidamente aggravata, portando a un’aggressione violenta. L’uomo l’ha raggiunta, l’ha presa e ha iniziato a colpirla con i coltelli. «L’aggressione è durata dieci minuti in cui io scappavo e lui mi riprendeva», ha raccontato. L’intervento di un amico, Diego, ha salvato la sua vita. «Mi mette in macchina e mi porta in ospedale», ha detto Maria Ida. Fisicamente, Maria Ida ha subito circa 80 punti e un mese di malattia. «La mia fortuna è stata che quei coltelli non erano molto affilati», ha spiegato. Psicologicamente, invece, la situazione è complessa. «Il mio corpo è in una fase di iper-vigilanza e quindi anche se so di essere al sicuro mi sento sempre in pericolo», ha detto. Ha smesso di vivere da sola e ha tornato a casa con i genitori, a 30 anni quando pensava di essere super indipendente.

La sua esperienza l’ha avvicinata a altre storie di violenza, anche lontane. Maria Ida ha deciso di parlare per dare voce a quelle donne che subiscono violenza e non denunciano. «Voglio chiedere alle donne che subiscono violenza di denunciare. Rassicurarle che la rete è forte ed è capace di sostenerle», ha detto. Ha anche incontrato l’assessore alle Pari Opportunità della Calabria, Pasqualina Straface, e il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che hanno messo in piedi una serie di presidi.

Nel frattempo, l’aggressore è in carcere e attende il processo. «Purtroppo sì, la cosa mi agita ma lo affronterò», ha detto Maria Ida. La sua esperienza l’ha avvicinata a altre storie di violenza, anche lontane. «Mi hanno detto che sono un’eccezione perché sono donna, calabrese e vengo da un piccolo paesino. I numeri non sono dalla nostra parte, chi è nella mia situazione normalmente non parla e men che meno denuncia. Subisce in silenzio», ha concluso.

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