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martedì 22 Settembre 2026

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Il panificio Caimi di Gallarate chiude dopo 87 anni: un simbolo del quartiere Cascinetta

Il panificio Caimi di Gallarate chiude dopo 87 anni, un simbolo del quartiere Cascinetta.

Il panificio Caimi di Gallarate chiude dopo 87 anni di attività, lasciando un segno indelebile nel quartiere Cascinetta. NATO nel 1939, il forno della famiglia Caimi ha attraversato quattro generazioni, la guerra, le alluvioni e i cambiamenti del quartiere. L’attività resterà aperta fino al 30 settembre, con un cartello affisso sulla vetrina che annuncia la chiusura e ringrazia chi ha frequentato il panificio nel corso degli anni. La famiglia Caimi, attraverso un messaggio rivolto ai clienti, ha ricordato come il profumo del pane abbia accompagnato le mattine del quartiere, unendo la loro famiglia a quella dei clienti per generazioni.

Un’attività radicata nel cuore del quartiere

Il panificio Caimi è nato insieme alla Cascinetta operaia, un quartiere che si sviluppò intorno alle grandi fabbriche e alle case degli operai. La città sostanzialmente finiva oltre i ponti della ferrovia, e il quartiere, ufficialmente chiamato Sant’Alessandro, si sviluppò intorno alle fabbriche Majno e Carminati. La chiesa fu costruita nel 1933, mentre gran parte delle abitazioni operaie sorse nella seconda metà degli anni Trenta. Il forno fu aperto nel 1939 da Ambrogio Caimi, originario di Locate Varesino, che aveva fatto il panettiere a Bormio e aveva conosciuto la moglie proveniente dai Grigioni. Tornato in Italia, comprò un terreno a Gallarate e iniziò l’attività nell’edificio che ospita il panificio oggi.

La famiglia Caimi ha vissuto e reso vita al quartiere per decenni. Il forno era quasi casa, con spazio per la vendita, il forno e la cucina di famiglia che serviva anche da ufficio. Nei primi anni due dei figli di Ambrogio erano in guerra: a mandare avanti l’attività rimasero il padre, il terzo figlio e le figlie. Intorno c’era la Cascinetta operaia. Migliaia di persone uscivano contemporaneamente dalle fabbriche Majno e Carminati e il forno era uno dei riferimenti quotidiani del quartiere.

Generazioni di lavoro e sfide

La famiglia Caimi ha attraversato decenni di cambiamenti, dalla guerra alla ricostruzione, dalle alluvioni al forte aumento dei costi energetici. Nel 1983, con il pensionamento di Pietro Caimi, il timone passò a Rossano, che ricordava come il pane fosse consegnato in Vespa a centinaia di clienti. La famiglia ha affrontato anche eventi drammatici, come l’alluvione del 1951 e la grande nevicata del 1985, durante la quale il forno fece una doppia distribuzione per evitare di non consegnare il pane.

La chiusura del panificio rappresenta la fine di un’epoca. Negli ultimi anni, l’attività è arrivata alla quarta generazione, con Roberto e Barbara, che hanno dovuto affrontare un mondo molto diverso da quello del 1939, con supermercati, trasformazione dei consumi e un aumento dei costi energetici. La chiusura del panificio Caimi non indica le ragioni, ma sceglie soprattutto di lasciare un ringraziamento a chi, generazione dopo generazione, è entrato in quel forno. «Il profumo del pane ha accompagnato le mattine del nostro rione, unendo la nostra famiglia alla vostra per generazioni», si legge nel cartello. La famiglia Caimi, composta da Rossano, Francesca, Roberto e Barbara, ricorda ogni saluto, ogni complimento e ogni sorriso ricevuti negli anni, e saluta il forno con la serenità di aver dato il massimo e con l’onore di aver fatto parte delle vostre vite.

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