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martedì 22 Settembre 2026

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Prada presenta una collezione interamente dedicata alla gonna alla Milano Fashion Week 2026

Prada dedica un’intera collezione alla gonna durante la Milano Fashion Week 2026, esplorando la sua versatilità e simbologia.

La Milano Fashion Week 2026 ha visto Prada presentare una collezione interamente dedicata alla gonna, un capo che per la maison è sempre stato un simbolo di ribellione e innovazione. La collezione, intitolata “The Skirt”, si presenta come un’esplosione di contraddizioni e libertà, con una visione contemporanea che mette in discussione i canoni tradizionali. «È contemporanea perché flessibile e adattabile», ha spiegato Miuccia Prada, che insieme a Raf Simons ha smontato e ricostruito il capo femminile per eccellenza, esplorando le sue infinite possibilità.

La gonna come simbolo di libertà e resistenza

La gonna, da sempre un elemento di contestazione e di potere, è stata reinterpretata in questa collezione come un’arma di resistenza e di riconciliazione. Dalla mini alla longuette, dal Re-Nylon alla crinolina, la gonna è stata trasformata in un oggetto che sfida ogni forma di controllo e conformità. «Eravamo affascinati dall’idea della gonna come oggetto, dalla possibilità di combinare idee e parlare di differenze e complessità a partire da singoli capi», ha ribadito Miuccia Prada, sottolineando come il capo non sia mai stato per lei mera decorazione, ma un terreno d’elezione per smontare gli stereotipi patriarcali sul corpo delle donne.

La gonna non è mai stata solo un abito, ma un’arma di resistenza e di riconciliazione.

La collezione si ispira a una lunga storia di resistenza, partendo da un episodio del 1966, quando Oriana Fallaci incontrò Mary Quant, una stilista britannica che aveva provocato un dibattito globale sulla libertà delle donne. Per i moralisti dell’epoca, l’orlo sopra il ginocchio era un attentato al pudore, mentre per Quant era la conquista del diritto di muoversi nello spazio pubblico senza chiedere licenza. Questa tensione dialettica attraversa da sempre la vita e la carriera di Miuccia Prada, che, nei primi anni Settanta, come militante femminista, indossava gonne plissé o balze couture di Yves Saint Laurent, rifiutando di sacrificare il piacere estetico al dogma ideologico.

Un’esplosione di materiali e forme

Il vero colpo di genio della collezione è il continuo dialogo e sabotaggio della convenzione. Miuccia e Raf flirtano con l’idea dell’orlo «bon ton» al ginocchio, ma solo per farlo esplodere dall’interno con spacchi vertiginosi, trasparenze rivelatrici, pizzi guipure e ricami sontuosi fatti sul velcro che ribaltano qualsiasi illusione di ingenuità. «Abbiamo utilizzato la gonna come cornice per sviluppare idee e approcci diversi, quasi come una materia prima per esprimere concetti», ha spiegato Miuccia Prada a margine dello show.

La gonna diventa un foglio bianco su cui tracciare nuove idee, reinventare la forma pur restando entro i suoi rigidi canoni.

La sovversione materica è al centro della collezione, con tessuti tecnici e industriali come il ciré matt o l’iconico Re-Nylon piegati a forza nella disciplina classica del plissé sartoriale. Il cotone viene trattato con procedimenti complessi per assumere la grana spessa della pelle o del camoscio, mentre le stampe floreali, all’apparenza innocenti, si posano su basi marcatamente sintetiche. La crinolina, archetipo storico della gabbia femminile, cessa di essere una sottostruttura nascosta per trasformarsi in uno strato decorativo o in un guscio protettivo a vista. La gonna plissettata si espande oltre il perimetro del corpo, con lembi di tessuto libero che le modelle trattengono in pugno durante la camminata, ridefinendo il gesto stesso del vestirsi.

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