Prato ha più aziende del settore moda di Milano, Roma e Napoli insieme, un dato che svela una realtà industriale diversa da quella delle passerelle. Secondo l’analisi di Reportaziende, nel territorio comunale hanno sede 5.114 aziende della moda, un numero superiore alla somma delle imprese presenti nei comuni di Milano, Roma e Napoli messi insieme, che si fermano a quota 4.418. Questo quadro evidenzia una geografia produttiva in cui la manifattura si concentra in aree come Prato, mentre i ricavi si concentrano in poche grandi aziende.
Concentrazione del fatturato e flessione del settore
L’uno per cento delle società concentra più della metà del fatturato, mentre nel 2024 i ricavi complessivi sono scesi del 5,5 per cento. I primi bilanci del 2025 mostrano un iniziale assestamento. La concentrazione economica del settore appare netta: all’interno del campione di società di cui sono disponibili i bilanci, 294 aziende, pari all’1 per cento del totale, generano il 51,4 per cento dei ricavi complessivi. All’estremità opposta si trova la metà delle società con i fatturati più bassi, il cui contributo complessivo si ferma al 2,6 per cento dei ricavi della filiera.
La crisi del calzaturiero ha interessato distretti come Fermo, Macerata e Pisa. Il settore ha registrato una flessione del 13,9 per cento nei ricavi nel 2024, con il 74,4 per cento delle società che ha subito una contrazione delle entrate. La quota di aziende in perdita è salita dal 17,6 al 29,6 per cento. I primi bilanci disponibili per il 2025 indicano una fase di stabilizzazione, con una variazione dei ricavi del +0,5 per cento sulle società già confrontabili.
Un sistema economico diviso tra grandi e piccoli
Il sistema economico della moda risulta quindi diviso tra un ristretto nucleo di grandi gruppi e un’ampia rete di micro e piccole imprese specializzate. La diffusa presenza sul territorio non corrisponde a una distribuzione omogenea delle entrate. Il quadro mostra una forte concentrazione del valore economico e una rete di piccole e medie realtà distribuite nei distretti, con una diversa specializzazione in aree come il Fiorentino per la pelletteria, il Fermano per le calzature e i distretti della concia divisi tra Toscana, Campania e Veneto.
Il rallentamento registrato nel 2024 ha interessato una parte ampia del settore. Mentre i primi dati 2025 suggeriscono una fase di maggiore stabilità, che dovrà essere confermata con la disponibilità di un numero più ampio di bilanci, il settore appare in una situazione di equilibrio fragile. La concentrazione del fatturato e la flessione del calzaturiero segnalano una realtà complessa, in cui la manifattura si sviluppa in aree specifiche, ma i ricavi si concentrano in poche grandi aziende. “I dati restituiscono l’immagine di un comparto molto articolato: da un lato pochi grandi operatori concentrano una parte significativa del fatturato, dall’altro esiste una rete estremamente capillare di imprese e specializzazioni territoriali”, commenta Vincenzo Augurio, ceo di Media Asset spa (Reportaziende).



