Una grande tomba etrusca, con tesori intatti di 2600 anni fa, è stata riemersa a Vulci durante una campagna di scavo 2026. La scoperta, effettuata nella necropoli della Polledrara, ha rivelato un ricco insieme di reperti, tra cui un servizio da banchetto, ceramiche greche, armi e una rara calzatura femminile. La tomba, denominata “Tomba della camera di pietra”, è stata identificata all’interno del complesso funerario del Tumulo Gsell, già scoperto nel 1889 ma mai completamente esplorato. La straordinaria conservazione delle strutture architettoniche interne ha permesso agli archeologi di esplorare integralmente le tre camere funerarie, recuperando oggetti di notevole interesse storico e culturale.
Collaborazione internazionale per la ricerca
La scoperta è il frutto di un progetto internazionale denominato “Ritorno a Vulci”, avviato nel 2023 su concessione del ministero della Cultura e diretto da Laura Maria Michetti, Alessandro Conti e Christian Mazet. L’obiettivo del progetto è ricostruire la storia delle grandi scoperte dell’Ottocento e restituire nuovi contesti alla conoscenza di Vulci. La collaborazione coinvolge l’École française de Rome, il dipartimento di Scienze dell’antichità dell’università La Sapienza di Roma e il Department of Greece and Rome del British museum, insieme a istituzioni italiane come la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, la direzione regionale Musei nazionali Lazio e la Fondazione Vulci.
Connessioni con la Tomba di Iside
La scoperta offre un’opportunità unica per rileggere contesti funerari vulcenti oggi conservati nei musei internazionali, come la celebre Tomba di Iside del British museum, scoperta dai coniugi Bonaparte nel 1839. Le analogie cronologiche e culturali tra i due complessi funerari permetteranno di approfondire i rituali funerari, le produzioni artistiche e le reti di scambio che caratterizzavano le élite di Vulci alla fine del VII secolo avanti Cristo. Tra i reperti più significativi, un tripode in bronzo associato a una lucerna in gesso alabastrino, probabilmente proveniente dall’area di Naucrati o di Rodi, e un servizio da banchetto nella rara classe locale della Polledrara Ware, composto da phialai, olpai, hydriai e dinoi con decorazioni policrome.
La tomba, scavata nei depositi naturali dell’antico corso del fiume Fiora, presenta pareti di contenimento realizzate in blocchi di nenfro, testimonianza della monumentalità del complesso. Nonostante le attività clandestine del XX secolo, numerosi materiali sono rimasti protetti sotto il crollo delle coperture, consentendo di recuperare contesti e deposizioni in situ di eccezionale interesse. Tra i reperti, vasi in bucchero, una grattugia per la preparazione del vino e una rara grande coppa policroma del cosidetto “Wild goat style” ionico.
La ricerca proseguirà nel 2027 con una nuova campagna di scavo, cui seguiranno lo studio, la pubblicazione e la valorizzazione dei risultati. Il progetto “Ritorno a Vulci” rappresenta un esempio di collaborazione tra istituzioni italiane e straniere, con l’obiettivo di tutelare e valorizzare il patrimonio archeologico di Vulci. Inoltre, il progetto è collegato alle attività sul patrimonio disperso condotte dal dipartimento di Scienze dell’antichità della Sapienza e al progetto “Vulci nel mondo”, un database online che raccoglie in un museo virtuale tutti i reperti da Vulci disseminati nei musei del mondo.



