La Siria ha visto il salvataggio di circa 30mila reperti archeologici durante la guerra civile, grazie a un’operazione organizzata nel 2014 e 2015 per evitare la distruzione di tesori storici da parte dell’Isis. L’azione, condotta in un contesto di estrema instabilità, ha protetto migliaia di anni di memoria culturale, salvando testimonianze di civiltà sviluppatesi lungo l’Eufrate e nei territori circostanti. L’evento è stato ricostruito da Maamoun Abdulkarim, professore di Archeologia e Storia all’Università di Sharjah, in uno studio pubblicato sulla rivista Museum Management and Curatorship.
Un’operazione di salvaguardia in tempo di guerra
Il Museo di Deir ez-Zor, situato nella Siria orientale, era uno dei centri più importanti per la conservazione delle collezioni archeologiche della regione. Durante le estati del 2014 e 2015, mentre la città rischiava di cadere sotto il controllo dell’Isis, il trasferimento delle opere è stato organizzato nonostante le gravi difficoltà di accesso e i combattimenti in corso. L’operazione ha visto la collaborazione di operatori locali e professionisti, che hanno agito con rapidità e determinazione per proteggere il patrimonio culturale. La decisione di agire nell’incertezza ha salvato migliaia di anni di storia. Abdulkarim ha spiegato che in un’emergenza culturale, aspettare condizioni perfette può diventare più pericoloso che agire nell’incertezza. L’evacuazione richiese l’organizzazione del trasferimento delle opere mentre erano in corso le ostilità e le vie di comunicazione risultavano estremamente precarie.
La fiducia e la preparazione come chiave del successo
Abdulkarim, all’epoca direttore generale delle Antichità e dei Musei della Siria, ha sottolineato come la fiducia tra colleghi e operatori sul territorio abbia giocato un ruolo cruciale. «La risorsa più preziosa durante una crisi non è sempre il denaro o la tecnologia. A volte è la fiducia», ha ricordato. L’esperienza ha dimostrato che la preparazione e la capacità di prendere decisioni rapide, anche in condizioni di incertezza, sono fondamentali per salvaguardare il patrimonio storico.
La salvaguardia dei reperti rappresenta una protezione della memoria collettiva. I reperti di Deir ez-Zor custodiscono la storia delle comunità della regione dell’Eufrate e rappresentano una parte essenziale della loro identità e memoria collettiva. L’operazione ha anche spinto le autorità siriane a accelerare le misure di protezione per le città a rischio di assedio o conquista. Secondo il ricercatore, l’evacuazione ha protetto non solo 30mila reperti, ma migliaia di anni di memoria storica. «Stavamo proteggendo migliaia di anni di memoria che la guerra minacciava di cancellare», ha affermato Abdulkarim. I reperti provenienti da siti archeologici come Halaf, Dura-Europos e Mari rappresentano una parte essenziale dell’identità e della memoria collettiva della regione.
La ricostruzione dell’evacuazione di Deir ez-Zor ha fornito importanti lezioni per la tutela dei beni culturali in contesti di guerra. «In un’emergenza culturale, aspettare condizioni perfette può diventare più pericoloso che agire nell’incertezza», ha osservato Abdulkarim. L’esperienza siriana ha dimostrato che la preparazione, la documentazione accurata e la collaborazione tra professionisti sono strumenti indispensabili per salvaguardare il patrimonio archeologico in situazioni di crisi.



