Un’opera teatrale, “Non sono solo. Storie di cattolici che si opposero a Hitler”, ha debuttato a Bologna, portando in scena le testimonianze di uomini e donne che, sotto il regime nazista, scelsero di opporsi al male con coraggio e fede. L’evento, prodotto da Libreria Editrice Vaticana e Bam!Bam!Teatro, si svolgerà durante il Festival Francescano, con un focus su “sorella morte”, tema che risuona forte nel racconto delle vite di coloro che si opposero al nazismo. L’opera, ideata da Lorenzo Fazzini, si basa sul libro “La lama e la croce” di Francesco Comina, che ha raccolto storie di resistenza e fede in un contesto storico drammatico.
Un boia che racconta le vittime
L’interprete Lorenzo Bassotto ha immaginato che a narrare le vicende dei coraggiosi oppositori al regime potesse essere il boia nazista, un personaggio ispirato a Johann Reichhart, reale esecutore di oltre tremila condanne. Questa scelta ha creato un forte contrasto: le parole di coraggio e bellezza delle vittime sono filtrate attraverso la mente di un carnefice, che non riesce a comprendere perché queste persone, mentre stanno per essere ghigliottinate, parlino di pace e di gioia. La voce del boia è buia e terribile, ma anche un riflesso della luce che si fa strada attraverso la sofferenza.
La scena, accompagnata da musiche eseguite dal vivo da Olmo Chittò, crea un’atmosfera intensa e suggestiva, in cui la fede e la resistenza si fondono in un’esperienza teatrale unica. L’idea di far parlare il boia, come testimone oculare, permette al pubblico di sentire l’eco di una voce che non si spegne mai, nemmeno di fronte alla ghigliottina.
Testimonianze di coraggio e fede
Le storie raccontate nell’opera includono quelle di figure come Franz Jägerstätter, Maria Terwiel, padre Franz Reinisch e Eva-Maria Buch. Queste persone, uomini, donne, giovani e sacerdoti, hanno vissuto con “sorella morte” accanto, nella limpida coscienza di saper sacrificare la propria vita per opporsi al nazismo. Come ricorda Comina, Franz Jägerstätter, prima di salire sul patibolo, aveva la consapevolezza di vedere il volto di Dio. Eva-Maria Buch, invece, ha scritto una lettera ai genitori in cui dichiara di essere felice di finire la vita nella consapevolezza di aver capito la verità delle cose. La ghigliottina non è capace di estinguere la fede, l’eco di una testimonianza che attraverserà il tempo e lo spazio fino a noi. La figura del boia, pur terribile, diventa un testimone oculare delle scelte di coraggio e di fede di chi ha osato dire “no” al nazismo.
L’opera, che si svolge nell’Oratorio San Filippo Neri di Bologna, è un luogo simbolico per il racconto di storie di opposizione al male. La scena, con la sua forza emotiva e la sua profondità spirituale, invita il pubblico a riflettere su temi universali come la libertà, la verità e la speranza. L’esperienza teatrale non solo celebra la resistenza, ma anche la fede, che non si spegne mai, nemmeno di fronte alla ghigliottina.



