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mercoledì 23 Settembre 2026

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Cronaca nera

Andrea Favero condannato all’ergastolo, difesa chiede appello per dinamica della caduta

Andrea Favero condannato all’ergastolo per femminicidio, difesa chiede appello per dinamica della caduta

Andrea Favero, 39 anni, camionista di Vigonza, è stato condannato all’ergastolo per il femminicidio di Giada Zanola, 33 anni, madre di un bambino, morta nel giro di poche ore dopo essere stata gettata dal cavalcavia dell’A4. La difesa del camionista ha presentato un appello contro la sentenza della Corte d’Assise di Padova, sottolineando la mancanza di prove sulla dinamica della caduta e la mancata valutazione critica delle questioni tecniche emerse nel dibattimento.

Assenza di prove sulla dinamica della caduta

La difesa di Andrea Favero ha evidenziato che la sentenza non ha considerato in modo critico le prove tecniche emerse durante il processo. L’avvocato Fabio Crea ha sottolineato come la sentenza abbia aderito in maniera acritica alle affermazioni dei consulenti del pubblico ministero Paola Mossa, senza valutare in modo autonomo le evidenze in aula. Inoltre, non è stata effettuata alcuna indagine sul luogo dell’evento, come la genetica o il dattiloscopio, e non è stata misurata l’altezza del cavalcavia in modo approfondito.

La ricostruzione dinamica e le prove tecniche

La difesa ha anche sollevato dubbi sulla ricostruzione dinamica del lancio del corpo di Giada Zanola. Secondo l’avvocato Crea, la sentenza ha escluso a priori la possibilità che la vittima si fosse lanciata da sola, senza considerare una valutazione psicologica della sua personalità basata sui dettagli emersi nel dibattimento. Inoltre, non è stato effettuato alcun esperimento cinematico sulla caduta del corpo, né è stata analizzata la durata del tempo impiegato, che è risultata di 1 minuto e 20 secondi. Un altro punto di contestazione riguarda le condizioni psicofisiche di Giada Zanola, che, secondo il pm e la Corte di primo grado, erano tali da renderla priva di sensi. La difesa sostiene che questa ricostruzione non tenga conto dei dettagli tecnici emersi dall’analisi del sistema multimediale installato sulla vettura di Favero, che dimostra in modo inequivocabile che la vittima era in sé e aveva salito autonomamente il veicolo.

La confessione e le indagini iniziali

La confessione di Andrea Favero, resa davanti alle telecamere mentre la sua macchina era registrata nel movimento sul cavalcavia, ha convinto gli agenti a fermare le sue dichiarazioni spontanee e a iniziare l’interrogatorio. Tuttavia, la confessione non è stata utilizzabile in sede processuale, poiché è stata fatta senza la presenza del pm o dell’avvocato. Nonostante ciò, ha servito a indirizzare le indagini, che inizialmente avevano seguito l’ipotesi di un suicidio. La difesa ha quindi chiesto un appello per rivedere la sentenza, sottolineando la mancanza di prove concrete sulla dinamica della caduta e la necessità di una valutazione più approfondita delle prove tecniche e psicologiche. L’appello sarà depositato nelle prossime settimane, ma la sinossi dell’atto è già pronta e i punti di discussione sono chiari.

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  • Assenza di prove tecniche e psicologiche

La sentenza, pur condannando Favero all’ergastolo, ha lasciato aperte molte questioni tecniche e legali, che la difesa intende affrontare nel processo in secondo grado. La mancanza di una ricostruzione dinamica completa e la non valutazione critica delle prove sono i punti principali su cui si basa l’appello.

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