Confcommercio lancia un allarme per l’impatto del caro energia sulle imprese e sulle famiglie. Il direttore provinciale Federico Pieragnoli ha sottolineato come le aziende del settore commercio, turismo e ristorazione stiano pagando due volte il costo dell’energia: una volta con la bolletta e un’altra quando le famiglie hanno meno soldi da spendere. L’aumento dei prezzi dell’elettricità, che nel 2026 ha raggiunto un incremento del 73,3% rispetto al 2025, ha reso le imprese sempre più vulnerabili. Inoltre, il prezzo dell’elettricità in Italia è superiore del 271,1% rispetto al periodo pre-pandemico.
Costi energetici in aumento, margini delle aziende ridotti
Secondo l’analisi realizzata a livello nazionale, le imprese italiane continuano a pagare l’elettricità a un costo superiore rispetto ai concorrenti europei. Questo divario ha un impatto diretto sui margini delle aziende, che si riducono quando i prezzi dell’energia aumentano in modo esponenziale. Per negozi, bar, ristoranti e alberghi, l’energia è un costo indispensabile: illuminazione, frigoriferi, cucine e climatizzazione non possono essere eliminati. Con i prezzi in aumento, le aziende rischiano di non poter investire, assumere personale o pianificare il futuro.
Un miliardo di euro in più per le bollette
Confcommercio stima che nel secondo semestre del 2026, l’effetto combinato di maggiore consumo e prezzi più elevati possa portare a un aumento di oltre un miliardo di euro nei costi energetici. I negozi registrerebbero un incremento di 494 milioni, i ristoranti 207 milioni, gli alberghi 164 milioni, i bar 111 milioni e la grande distribuzione 50 milioni. Questo aumento non solo riduce la capacità delle imprese di investire, ma ha anche un effetto a catena sulle famiglie.
Le famiglie spendono di più e hanno meno da spendere
Con l’aumento dei prezzi dell’elettricità, gas e carburanti, le famiglie italiane vedono ridurre la capacità di spesa per beni e servizi. Confcommercio ha evidenziato che, nel peggiore dei casi, l’inflazione potrebbe raggiungere il 3,7% nel 2027, con una riduzione della crescita dei consumi dal 1% all’0,5% e del Pil dallo 0,9% allo 0,6%. Questo significa che le famiglie avranno meno risorse per acquistare vestiti, andare al ristorante o concedersi un fine settimana. Le spese obbligate, che nel 1995 rappresentavano il 37% dei consumi, sono salite al 42,1% nel 2026 e potrebbero ulteriormente aumentare nel 2027.
Chiesti interventi immediati e misure strutturali
Confcommercio chiede interventi immediati sui costi dell’energia e misure strutturali per ridurre la dipendenza dal gas. Tra le proposte, si segnala la riduzione degli oneri di sistema, l’efficientamento energetico e l’incentivo all’uso di fonti rinnovabili. “Non possiamo continuare a chiedere alle imprese di assorbire ogni nuovo aumento”, conclude Pieragnoli. “Ridurre il divario energetico con gli altri Paesi europei significa difendere la competitività delle nostre aziende e impedire che il caro energia finisca per spegnere proprio quei consumi di cui la nostra economia ha bisogno per crescere.”



