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mercoledì 23 Settembre 2026

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Cronaca nera

Cavalli maltrattati e macellazione illegale: quattro uomini indagati

Quattro uomini accusati di maltrattamento e macellazione illegale di cavalli si presentano a processo a Perugia.

Processo aperto per maltrattamento e macellazione illegale di cavalli

A Perugia si è aperto il processo a quattro uomini accusati di maltrattamento e macellazione illegale di cavalli. Il tribunale collegiale, presieduto dal giudice Edoardo Esposito, ha accolto l’istanza di giudizio presentata dalla Procura. Tra le contestazioni, si annoverano il maltrattamento di oltre cento equini, false registrazioni nella Banca dati nazionale e l’organizzazione di un sistema per il reperimento, il trasporto e la macellazione illegale di animali. Le accuse, formulate a vario titolo, riguardano fatti commessi insieme ad altre persone, per le quali si procede separatamente. La Procura sostiene che il gruppo avrebbe operato attraverso un’organizzazione di mezzi e persone per commettere reati legati al reperimento e alla macellazione di cavalli.

Le accuse e i soggetti coinvolti

Tra gli imputati, un 67enne nato a Gubbio, un 69enne originario di San Zenone degli Ezzelini, un 35enne di Ceva e un 49enne di Borgomanero. Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe operato attraverso un’organizzazione di mezzi e persone per commettere reati legati al reponento e alla macellazione di cavalli. Tra le contestazioni, si annovera anche l’associazione per delinquere, con specifica attenzione al 35enne e al 49enne. Gli animali sarebbero stati sottoposti a maltrattamenti senza necessità e per finalità di lucro illecito, con trasporti in condizioni disagevoli. La Procura contesta che alcuni cavalli sarebbero morti e che altri sarebbero stati successivamente abbattuti in modo illegale.

Tra le persone offese figurano diverse associazioni impegnate nella tutela degli animali. Una di queste è assistita dall’avvocato Simone Nicotra. Le contestazioni dovranno ora essere verificate nel contraddittorio del processo. La Procura sostiene che alcuni cavalli sarebbero morti e che altri sarebbero stati successivamente abbattuti in modo illegale. Le carni non sarebbero state destinate all’alimentazione per esigenze sanitarie. Il processo proseguirà con l’analisi delle prove e la valutazione delle contestazioni presentate.

Secondo l’accusa, il 67enne avrebbe annotato falsi trasferimenti di cavalli verso il suo allevamento, che in realtà non avrebbero mai raggiunto. La loro presenza sarebbe stata eliminata attraverso il cosiddetto «codice Z». Contestazioni analoghe riguardano anche trasferimenti verso un allevamento riconducibile al 69enne. La Procura ha contestato falsità ideologica in pubblici registri, con specifico riferimento alla Banca dati nazionale degli equini. Le false registrazioni sono considerate un elemento chiave per comprendere l’organizzazione del sistema illegale.

La Procura sostiene che il gruppo avrebbe operato attraverso una «organizzazione di mezzi e persone» per commettere una serie di reati legati al reperimento degli equini, al loro trasporto e alla successiva macellazione. Gli animali sarebbero stati sottoposti «senza necessità e per crudeltà», e con finalità di «lucro illecito», a maltrattamenti anche attraverso trasporti effettuati «in condizioni disagevoli in ragione del mezzo, lunghezza del tragitto e precarie condizioni degli animali». La Procura contesta che alcuni cavalli sarebbero morti e che altri sarebbero stati successivamente abbattuti nell’ambito di una macellazione ritenuta illegale. Le carni non sarebbero state destinate all’alimentazione per esigenze sanitarie. Il processo proseguirà con l’analisi delle prove e la valutazione delle contestazioni presentate.

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