Hanna Herasimchyk, 46 anni, ex ballerina bielorussa, è stata trovata senza vita il 13 giugno 2024 nel suo appartamento a Pozzuolo Martesana, nel Milanese. Il compagno, Konrad Marek Daniec, 43 anni, camionista polacco, è stato condannato a 10 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. La sentenza è stata emessa dalla Corte d’Assise di Milano il 22 giugno 2026, dopo un processo che ha evidenziato una relazione “tossica” e una crescente esasperazione da parte del convivente.
Relazione tossica e litigi violenti
La relazione tra Hanna e Daniec è stata descritta come “tossica” e caratterizzata da “litigi violenti” con frequenza elevata. Daniec, pur affermando di amare la compagna, ha ripetutamente colpito e trattenuto la donna, spesso in seguito a provocazioni da parte di lei. La Corte ha sottolineato che la donna era “in condizioni di particolare fragilità”, aggravata dall’abuso di alcol, e che Daniec aveva “costretto a difendersi dai colpi” una persona “che sapeva perfettamente essere in condizioni di particolare fragilità”.
La perizia medico legale e la ricostruzione del caso
Una perizia medico legale, richiesta dai difensori Elisa Marabelli e Lorenzo Puglisi, ha escluso il dolo nell’omicidio. Tuttavia, la Procura ha ipotizzato una nuova ricostruzione, portando alla condanna per omicidio preterintenzionale. Il perito Giorgio Alberto Croci aveva stabilito che la causa della morte sarebbe stata una miocardite, una condizione non nota al compagno. La Corte ha però considerato lo “stato di esasperazione” e la “frustrazione” di Daniec, che aveva “tentato di sottrarsi alle provocazioni” della compagna. Il processo ha evidenziato come Daniec, nonostante le continue tensioni, avesse provveduto a rifornire la donna di sigarette, vino e medicinali, anche durante i litigi. La Corte ha ritenuto che, nel contesto di una relazione “tra vittima e imputato doveva essere contemplata la possibilità di un evento estremo, ancorché non voluto, ancorché accidentale”.
Arresto e processo: il quadro completo
Daniec era stato arrestato nel dicembre 2024 per omicidio volontario, nell’ambito delle indagini dei carabinieri e della pm Francesca Crupi. Successivamente, era stato scarcerato con concessione dei domiciliari. Durante il dibattimento, i difensori hanno sottolineato che Daniec aveva “scelto di non interrompere la relazione tossica” con la compagna, accettando “periodicamente litigi violenti” e “fare del male a una persona così fragile”.
La sentenza ha riconosciuto la gravità del comportamento del camionista, ma ha anche tenuto conto della sua “esasperazione” e della “frustrazione” emersa nel processo. La condanna a 10 anni di reclusione rappresenta una decisione equilibrata tra la responsabilità del reato e le circostanze del caso. La morte di Hanna Herasimchyk ha suscitato un forte dibattito sulla violenza domestica e sulle dinamiche di relazione tossica. Il caso rimane un esempio di come le tensioni ripetute possano portare a conseguenze tragiche, anche se non intenzionali.
La Corte ha riconosciuto la gravità del comportamento di Daniec, ma ha anche tenuto conto della sua esasperazione e della sua frustrazione. Il processo ha messo in luce l’importanza di interventi precoci e di supporto alle vittime di violenza domestica, nonché la necessità di una maggiore sensibilità verso le relazioni tossiche e i loro rischi. La sentenza rappresenta un momento chiave per il sistema giudiziario e per la società, che deve affrontare con maggiore attenzione le dinamiche di violenza e di abuso all’interno delle relazioni personali.



