Matteo Renzi, leader di Italia Viva e senatore eletto in Campania nel 2022, ha suscitato un dibattito nazionale sulle sue entrate e sulle dichiarazioni dei redditi. Il tema è emerso nel 2026, quando la dichiarazione dei redditi relativa al 2025 non è stata pubblicata sul sito del Senato, suscitando preoccupazioni per la trasparenza. Renzi ha sostenuto che basti l’adesione al concordato preventivo biennale, un accordo con il fisco che fissa in anticipo il reddito imponibile, insieme alla dichiarazione sulle variazioni patrimoniali. La Presidenza del Senato, però, ha espresso dubbi, sottolineando che il dato concordato non coincide con il reddito effettivamente percepito e che è necessario il documento fiscale completo previsto dalla legge 441 del 1982.
Stipendio e redditi: un quadro complesso
Da senatore, Renzi percepisce un’indennità lorda di 10.385,31 euro mensili, che al netto di ritenute fiscali, contributi previdenziali, assegno di fine mandato e assistenza sanitaria diventa 5.304,89 euro. A questi si aggiungono una diaria di 3.500 euro, un rimborso per l’esercizio del mandato di 4.180 euro, metà dei quali soggetti a rendicontazione, e un rimborso forfetario di 1.650 euro al mese per viaggi e telefono. Il totale netto mensile ammonta a 14.634,89 euro, un importo superiore a quanto percepiva quando era presidente del Consiglio.
Il reddito di Renzi, però, non si limita al solo stipendio. Le dichiarazioni dei redditi depositate negli anni mostrano un incremento significativo. Nel 2017, dopo la fine del governo, Renzi dichiarò appena 29.315 euro. Il decollo arriva con l’attività di conferenziere: nel 2020, il reddito complessivo raggiunse 1.092.132 euro. Nel 2021, con 517.391 euro, e nel 2022, con 2.548.448 euro, il picco si raggiunge nel 2023, con 3,217 milioni di euro riferiti al periodo d’imposta 2022, rendendo Renzi il parlamentare più ricco d’Italia. Le dichiarazioni dei redditi di Renzi mostrano un incremento esponenziale, con un picco nel 2023. Il reddito complessivo scende nel 2024 a 2.339.469 euro, quasi 880.000 euro in meno, effetto del venir meno di alcune consulenze. A Palazzo Madama il primato passa alla senatrice della Lega Giulia Bongiorno.
Compensi esteri e normativa anti-Renzi
Resta aperto il fronte dei compensi esteri: dal 2025 i parlamentari possono accettarli solo con autorizzazione preventiva degli organi di appartenenza e comunque entro un tetto di 100.000 euro annui. La norma, voluta dal governo Meloni nella manovra per il 2025, è stata vista come una misura costruita sulle consulenze saudite dell’ex premier, che Renzi stesso ha bollato come legge ad personam. Secondo Domani, Renzi percepiva 80.000 euro l’anno come membro del board del FII Institute, fondazione che fa capo al principe Mohammad bin Salman. Il Corriere della Sera ha dato conto di una segnalazione dell’Unità antiriciclaggio di Bankitalia su un milione e 100 mila euro accreditati da società arabe per consulenze.
Per le conferenze, Renzi si è affidato a agenzie internazionali: Il Fatto Quotidiano, fingendosi cliente, ha rivelato che veniva chiesto 40.000 euro più volo in business da Pro Motivate e 25.000 euro da Chartwell Speakers. Questi dati, se confermati, aggiungono un ulteriore strato di complessità al quadro dei suoi guadagni.
Il dibattito su Renzi ha coinvolto non solo il mondo politico, ma anche il pubblico, che ha seguito con attenzione le dichiarazioni dei redditi e le sue dichiarazioni. Nel 2024, il gup di Firenze Sara Farini ha prosciolto Renzi e altri dieci imputati dell’inchiesta sulla Fondazione Open, dichiarando il non luogo a procedere perché gli elementi raccolti non consentivano una ragionevole previsione di condanna. Le accuse andavano dal finanziamento illecito ai partiti alla corruzione, fino al traffico di influenze e all’autoriciclaggio. La procura non ha impugnato il proscioglimento, che è quindi definitivo.



