La Giudecca, cuore storico di Venezia, è diventata teatro di un problema crescente: il moto ondoso, causato dal traffico selvaggio, manda sott’acqua le fondamenta e crea flutti che imperversano tra i canali. «Qui corrono tutti, i taxi, i lancioni e perfino i vaporetti se si avvicinano creano flutti», ha dichiarato Gigi Giordani, presidente del circolo Nardi, che ha organizzato la Settimana della cultura. L’effetto è un continuo allagamento, con onde alte fino a 80 centimetri che superano le rive e vanno ad allagare le fondamente.
Un problema culturale e una mancanza di controlli
Secondo Giordani, il problema non è solo tecnico, ma anche culturale. «La gente deve passare sottomuro. Per tanti anziani è un problema. Hanno paura ad uscire. Va trovata una soluzione», ha sottolineato. Il Comune, da qualche mese, ha avviato una sperimentazione con tre tipologie di frangiflutti installate in una porzione di fontamenta per testarne l’efficacia. Ma per Giordani, le soluzioni sono «fragili». La gente deve passare sottomuro, ma non si riesce a trovare una soluzione concreta.
Andrea Barina, titolare del bar Palanca, tra i più esposti agli allagamenti, ha spiegato che «almeno un paio di frangiflutti sembrano funzionare, ma il problema alla base è che qui continuano a correre». L’effetto barcavelox, che aveva ridotto l’acqua a terra, è durato un paio di mesi. «Quando rispettavano i limiti, non avevamo l’acqua a terra. Ma ora è peggio di prima. Corrono i taxi, i lancioni, anche i vaporetti se si avvicinano ci fanno l’onda», ha detto. Con una marea di 70 centimetri, siamo sotto. Ma già con un medio mare a 60, se un vaporetto passa sotto riva, ho l’acqua a terra. Significa che si sollevano onde di 80 centimetri.
Controlli inesistenti e un sistema in crisi
Barina ha insistito sui controlli: «Tutti i giorni chiediamo alla Capitaneria di porto di mettere una barca. Quanti morti devono ancora esserci perché il problema sia risolto alla radice?». L’avvocato Daniele Vianello, presidente del comitato waterfront, ha confermato che «abbiamo dimostrato con un accesso agli atti che le sanzioni in canale della Giudecca sono pochissime. Mancano i controlli veri perché si chiude un occhio». Il barcavelox non è omologato e comunque la competenza è della Capitaneria. La gente continua a correre, nonostante le norme.
Alessio, un residente che abita a pochi metri dalla zona dove si stanno effettuando i test con i frangionde, ha raccontato: «Quando arriva l’acqua non c’è verso, resta lì, non defluisce nel canale. E quando piove si forma una vera e propria pozza proprio per come è stata rifatta la fondamenta. Qui non si chiede una cosa straordinaria, si chiede semplicemente di poter arrivare a casa senza dover mettere i piedi a mollo». La situazione, quindi, non sembra migliorare, ma peggiorare. Il moto ondoso, insieme al traffico selvaggio, continua a mettere in pericolo la stabilità della Giudecca.



