Il Partito Democratico ha rinvialo la scelta del candidato sindaco a Milano al 2027, affidando l’incarico a Igor Taruffi, responsabile organizzazione della segreteria nazionale del Pd. L’obiettivo è preparare le primarie, che potrebbero svolgersi nei primi mesi del prossimo anno. Il candidato non si sceglierà adesso, ma solo dopo aver concluso il percorso programmatico e aver formato una coalizione unitaria. La decisione è stata annunciata in un articolo del 23 settembre 2026.
La strategia del Pd per la candidatura a Milano
Il Pd ha fissato una sequenza chiara per la scelta del candidato sindaco: prima il programma, poi la coalizione, infine il candidato. Questo approccio è stato indicato da Taruffi insieme alla segretaria lombarda Silvia Roggiani e al segretario metropolitano Alessandro Capelli. L’obiettivo dichiarato è concludere a ottobre il percorso programmatico «Innamorarsi ancora» e proporre a novembre alle forze della coalizione un momento programmatico unitario e partecipato. L’obiettivo è costruire un’alleanza «il più larga possibile». Il Pd ha anche indicato esplicitamente le primarie come «uno strumento utile», ma ha precisato che la decisione sul metodo dovrà essere concordata con tutta la coalizione. La consultazione non è ancora formalmente convocata, ma l’orizzonte temporale è ormai indicato: i primi mesi del 2027. Una finestra che, secondo quanto si ragiona nel partito, potrebbe portare fino a febbraio. È un rinvio che consente al Pd di prendere tempo mentre sul tavolo si moltiplicano i nomi.
I candidati in lizza e le posizioni dei protagonisti
Majorino e Scavuzzo sono i profili dem più consolidati, mentre Pacini ha già manifestato la propria disponibilità. Mario Calabresi, invece, ha fatto un passo avanti esplicito dicendo: «Per Milano ci sono». Il giornalista ha alzato il livello della discussione sostenendo che alla città serva «un cambiamento vero» e che la comunità milanese «si è un po’ persa». Sul fondo resta la questione più delicata: quanto cambiamento rispetto all’era Sala dovrà rappresentare il centrosinistra?
Il sindaco Giuseppe Sala ha espresso un messaggio chiaro ai candidati, sottolineando l’importanza di un progetto chiaro e una squadra solida. Ha detto di considerare positivo che qualcuno si faccia avanti e ha definito naturale che un candidato voglia cambiare delle cose. Ma ha aggiunto che il punto non è semplicemente «parlare del cambiamento»: servono «un progetto chiaro», «una squadra» e una storia personale capace di rassicurare i milanesi sulla capacità di gestirlo. Un messaggio rivolto formalmente a tutti i candidati, come ha precisato lo stesso Sala, ma che arriva dopo le parole di Calabresi sulla necessità di una svolta e sul fatto che Milano non possa essere considerata soltanto una città-vetrina.
Taruffi ha visto Lorenzo Pacini, Anna Scavuzzo e Pierfrancesco Majorino. Non c’è stato invece l’incontro che nelle scorse ore era stato ipotizzato con Mario Calabresi, il nome esterno al Pd che nelle ultime settimane ha fatto irruzione nella corsa per la successione a Giuseppe Sala. Al termine del faccia a faccia, Pacini ha parlato di un «bel clima», mentre dal Nazareno, qualche ora dopo, è arrivata la linea ufficiale.



