Un uomo ha perseguitato la sua ex compagna controllando la Tesla di lei attraverso l’app dedicata, esponendola a rischi fisici e psicologici. L’episodio, emerso in Australia, ha suscitato preoccupazioni su come la tecnologia possa essere sfruttata per perpetuare violenze domestiche. L’uomo, un imprenditore 50enne, ha utilizzato funzioni pensate per la sicurezza dei minori per logorare la donna, mettendola in situazioni di pericolo. La sentenza di condanna emessa da un tribunale di Sydney ha riconosciuto la colpevolezza dell’uomo per abusi fisici, minacce e controllo remoto della vettura.
La violenza digitale come strumento di controllo
Attraverso l’app della Tesla, l’ex di Sarah ha impostato il parental control, limitando la sua capacità di gestire la vettura e creando una situazione di dipendenza. L’uomo ha modificato le impostazioni in modo da far sì che la temperatura dell’abitacolo oscillasse tra estremi, causando disagi e terrorismo. Inoltre, ha attivato la modalità Valet Mode, riducendo la velocità del veicolo a 40 km/h, esponendola al rischio di incidenti. Queste azioni, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sono state parte di una strategia per mantenere il controllo e intimidire la vittima.
La tecnologia, se sfruttata male, può diventare un mezzo di violenza.
Le misure di sicurezza e come proteggersi
Anna Vaccarelli, presidente di Clusit, ha sottolineato l’importanza di proteggere i dispositivi da accessi non autorizzati. «L’accesso ai propri dispositivi deve essere autorizzato in maniera inequivocabile dal proprietario, per esempio tramite l’impronta digitale o il riconoscimento facciale, la password può non bastare», ha spiegato. L’esperta ha anche ricordato che la condivisione di credenziali può rendere impossibile nascondere le informazioni, e che è fondamentale evitare di diffondere dati sensibili. Inoltre, è consigliabile utilizzare la doppia autenticazione per aumentare la sicurezza. Le aziende tecnologiche possono contribuire alla protezione delle vittime di violenze domestiche. Secondo l’eSafety Commissioner, è possibile introdurre blocchi di emergenza e metodi per revocare l’accesso alle app in caso di separazione. Inoltre, è possibile disattivare la condivisione della posizione per alcuni tipi di utenza e fornire una cronologia di chi accede all’app. Queste misure potrebbero aiutare a prevenire abusi simili a quelli subiti da Sarah.
Leggi e iniziative per combattere la violenza digitale
La California ha aperto la strada per leggi più sicure, imponendo alle case automobilistiche di bloccare il controllo remoto di un veicolo entro due giorni dalla segnalazione di accessi non autorizzati da parte delle vittime di violenza domestica. La stessa norma impone ai produttori di dotare le vetture, entro il 2028, di sistemi che segnalino automaticamente quando sono avvenuti login da remoto. Anche la Federal Communications Commission (Fcc) ha avviato una revisione delle misure da adottare per proteggere le persone vittime di violenza quando utilizzano veicoli connessi.
La legislazione sta cercando di rispondere a una nuova forma di violenza, ma la protezione deve partire da ogni singola persona.
La vicenda di Sarah rappresenta un caso emblematico di come la tecnologia possa essere sfruttata per perpetuare violenze. La sensibilizzazione e l’adozione di buone pratiche di sicurezza online sono fondamentali per prevenire episodi simili. L’importanza di proteggere i dispositivi e di conoscere i rischi legati al controllo remoto non può essere sottovalutata, soprattutto in un contesto in cui la violenza domestica si evolve anche nel digitale.



