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giovedì 24 Settembre 2026

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Economia

Modena: manifattura in calo, boom dei servizi e cresce la disparità reddito

Modena registra un declino del settore manifatturiero e un aumento dei servizi, con un divario reddito crescente.

La provincia di Modena vive una fase di trasformazione economica e sociale, segnata da un declino del settore manifatturiero e un boom dei servizi, con un aumento del divario reddito tra le diverse aree territoriali. Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio sull’Economia e il Lavoro, il territorio modenese mostra una realtà sociale ed economica ancora solida, ma attraversata da tensioni strutturali. La demografia, l’occupazione e le dinamiche economiche si stanno riconfigurando in modo significativo, con un impatto notevole sul mercato del lavoro.

Manifattura in calo, servizi in crescita

Il settore manifatturiero, tradizionalmente pilastro dell’economia modenese, ha registrato un calo significativo dell’occupazione, con quasi 30.000 posti persi nel 2025. Questo fenomeno è stato accompagnato da un aumento delle ore di cassa integrazione straordinaria, che nel 2025 è raddoppiata, colpendo in modo particolare il comparto meccanico, la filiera tessile e la lavorazione dei minerali non metalliferi. L’industria, che ha garantito per decenni una redistribuzione equa del reddito, oggi si trova a fare i conti con una contrazione che ha ridisegnato l’identikit del lavoratore medio.

La flessione del manifatturiero ha avuto un impatto profondo sul mercato del lavoro, con un calo dell’occupazione industriale e un aumento del precariato.

Al contrario, i servizi, in particolare il turismo, hanno registrato un forte incremento dell’occupazione. I dati mostrano un aumento quasi esclusivo del lavoro nel settore turistico, trainato soprattutto dai flussi stranieri. Gli arrivi hanno superato la quota di 935.806, con un numero record di 2.115.708 presenze. Questo boom ha però generato un effetto collaterale: l’espansione del turismo ha portato all’immissione sul mercato di migliaia di alloggi destinati a famiglie, lavoratori e pensionati, creando una speculazione immobiliare che ha reso i prezzi degli affitti incompatibili con i redditi locali.

Disparità di reddito e divario di genere

La provincia di Modena, pur mantenendo un reddito imponibile medio annuo di 27.632 euro, mostra una marcata spaccatura tra le diverse aree territoriali. La pianura, con i suoi centri urbani, si distingue per un reddito più elevato rispetto all’Appennino, dove i redditi sono significativamente più bassi. Castelnuovo Rangone, il capoluogo e Formigine si attestano come i comuni più ricchi, mentre i piccoli centri dell’Appennino, come Fiumalbo e Pievepelago, registrano un calo persistente dei redditi.

Il divario di genere rimane un problema strutturale, con un gap salariale di oltre 10.000 euro tra uomini e donne.

Secondo l’analisi dell’Osservatorio, le donne percepiscono in media 22.782 euro annui, mentre gli uomini guadagnano 33.235 euro. Questa differenza non si spiega solo con la maggiore diffusione del lavoro a tempo parziale tra le donne, ma anche con un’ineguaglianza strutturale che persiste anche a parità di inquadramento e contratto. La Cgil ha sottolineato come il settore manifatturiero, che ha garantito per decenni una redistribuzione equa del reddito, oggi si trova a fare i conti con un divario salariale crescente.

Un mercato del lavoro in trasformazione

Il mercato del lavoro modenese si sta trasformando in modo profondo, con un aumento del lavoro autonomo e dell’occupazione femminile nel settore terziario. Tuttavia, la precarietà rimane un problema significativo, con una percentuale di lavoratori a tempo pieno e a tempo indeterminato che non supera il 55%. Per le donne, la situazione è ancora più critica, con un tasso di occupazione a tempo pieno che si attesta intorno al 40%. La Cgil ha evidenziato come i salari non aumentino da anni, perdendo terreno rispetto all’inflazione e all’aumento dei prezzi.

La trasformazione del mercato del lavoro ha ridisegnato l’identikit del lavoratore medio, con un calo dell’occupazione industriale e un aumento del lavoro autonomo e femminile.

La crisi del manifatturiero ha portato a una contrazione del tessuto imprenditoriale, con la chiusura di 166 aziende nell’ultimo anno. Questo fenomeno ha colpito in modo particolare le ditte individuali e le imprese artigiane, a favore di un aumento delle società di capitale. L’Osservatorio ha sottolineato come questa evoluzione sia accompagnata da una crescita degli inattivi, aumentati di 2.000 unità nel giro di un anno. La provincia di Modena, pur mantenendo una posizione di vertice a livello regionale, si trova a fare i conti con una realtà in trasformazione, con sfide economiche, sociali e ambientali sempre più complesse.

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