Ortona si prepara a vivere una giornata di forte tensione e mobilitazione: sabato 26 settembre, la città sarà teatro di un corteo antifascista organizzato dall’Anpi Chieti e dalla sezione locale “Dario Serafini”. L’iniziativa, che si annuncia come una mobilitazione «civile e pacifica», ha riscosso ampio sostegno tra le forze politiche del centrosinistra, che si sono schierate compatte contro il convegno “nero” in programma nella Sala Eden. L’evento, che ha suscitato polemiche e preoccupazioni per il rischio di revisionismo storico, ha visto il rifiuto del sindaco Di Nardo e il silenzio delle autorità, spingendo i promotori a convocare la manifestazione in piazza per dare un segnale collettivo contro ogni forma di fascismo.
Un appello alla memoria e alla comunità
Il corteo partirà alle ore 10 dal parcheggio Ciavocco, attraversando le vie centrali della città per concludersi in Piazza della Repubblica. L’appello alla partecipazione è stato lanciato da rappresentanti del Movimento 5 Stelle locale, che hanno ricordato che le lapidi del sacrario delle vittime della Seconda guerra mondiale rappresentano «volti, storie, promesse» da ricordare. «Marciare per la cura della memoria e della comunità» è stato l’invito rivolto alla cittadinanza. L’evento è stato sostenuto anche da Sinistra Italiana Ortona e Unione dei Giovani di Sinistra Abruzzo, che hanno sottolineato il peso della storia cittadina, ricordando che Ortona è «Medaglia d’Oro al Valor Civile, con migliaia di vittime e la città in gran parte distrutta durante la guerra».
La mobilitazione ha trovato il suo contesto nella polemica sul convegno in Sala Eden, che ha visto il «niet» alla revoca da parte del sindaco Di Nardo e il silenzio delle autorità (questore e prefetto). Questo ha portato alla conseguente convocazione in piazza per manifestare l’anima antifascista di Ortona. Per i promotori e gli aderenti, il convegno “nero” richiama a pensieri ed esponenti dell’estrema destra e non può essere trattato come una semplice questione di opinioni, ma come un problema che investe la legalità e la tutela dei diritti democratici.
Un impegno condiviso tra sinistra e comunità
Le forze politiche del centrosinistra si sono schierate compatte per ribadire l’antifascismo come principio fondante della Repubblica. Il Partito Democratico di Ortona ha annunciato la propria adesione invitando la «comunità democratica» alla più ampia partecipazione, mentre il Partito Socialista Italiano ha definito la manifestazione come la risposta necessaria a ogni tentativo di sminuire i valori costituzionali, richiamando la memoria dei martiri della lotta contro la dittatura. Rifondazione Comunista Chieti-Pescara ed i Giovani Comunisti hanno puntato il dito contro l’amministrazione comunale, accusata di limitarsi a un’interpretazione burocratica della concessione della sala e di non aver tenuto conto del valore simbolico degli spazi pubblici quali presidi democratici.
La giornata di sabato 26 settembre si annuncia come un banco di prova per la «Stalingrado d’Italia», chiamata a misurare memoria storica, responsabilità istituzionale e capacità di confronto civile, in un clima segnato da forti tensioni. L’adesione alla convocazione della contromanifestazione antifascista è stata ampia, con l’intento di dare un segnale collettivo contro ogni forma di fascismo e revisionismo storico. L’iniziativa, promossa dall’Anpi Chieti e dalla sezione locale “Dario Serafini”, si annuncia come una mobilitazione «civile e pacifica», con interventi pubblici tra cui quelli di Michele Petraroia (dal nazionale dell’Anpi) e di Paolo Lambertini, presidente dell’Associazione dei familiari e delle vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980.
La mobilitazione ha trovato un sostegno anche da parte di Sinistra Italiana Ortona e Unione dei Giovani di Sinistra Abruzzo, che hanno sottolineato il peso della storia cittadina, ricordando che Ortona è «Medaglia d’Oro al Valor Civile, con migliaia di vittime e la città in gran parte distrutta durante la guerra». Hanno definito inaccettabile che spazi pubblici ospitino iniziative che, a loro avviso, rimettono in discussione libertà e memoria.



