Il XVIII Simposio intercristiano si è concluso a Salonicco il 24 settembre 2026, con un tema che ha messo in luce la complessità della fede cristiana in un contesto multiculturale. L’evento, organizzato ogni due anni in Grecia e Italia, ha visto il confronto tra cattolici e ortodossi, con un focus particolare sull’incremento di violenze e fondamentalismi nel mondo contemporaneo. Il tema scelto, “La fede cristiana in un contesto multiculturale”, ha trovato un riferimento al Giubileo francescano, un’occasione per riflettere su come la fede possa essere testimoniata in un’epoca in cui i valori religiosi non sono più l’unica guida culturale.
Un dialogo tra tradizioni
Il simposio, promosso dall’Istituto Francescano di Spiritualità della Pontificia Università Antonianum di Roma e dal Dipartimento di Teologia dell’Università Aristotele di Salonicco, ha visto la partecipazione di rappresentanti delle due tradizioni cristiane. La prima sessione, presieduta dal Metropolita di Salonicco Filoteo e da monsignor Andrea Palmieri, sotto-segretario del Dicastero per la promozione dell’unità dei Cristiani, ha visto l’introduzione di monsignor Paolo Martinelli, vicario apostolico dell’Arabia Meridionale. L’esperienza della Chiesa nella Penisola Araba, con fedeli provenienti da oltre cento nazioni, ha messo in luce l’importanza dell’interculturalità e dell’ecumenismo.
La fede in un mondo in cambiamento
Le sessioni successive, tenutesi presso l’Università Aristotele di Salonicco, hanno affrontato temi come il dialogo tra la Chiesa e la filosofia, il cristianesimo in Medio Oriente e la sfida dell’intelligenza artificiale. Il tema del fondamentalismo religioso e dell’aumento della violenza, sia a livello interpersonale che globale, ha suscitato preoccupazioni. Il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, ha sottolineato che la multiculturalità offre nuove opportunità di collaborazione, ma pone anche domande difficili su come i cristiani possano testimoniare la fede in contesti complessi.
Il messaggio del Papa, Leone XIV, ha sottolineato l’importanza di ripensare il modo in cui la fede viene espressa e testimoniata. “Nella società contemporanea, la fede cristiana non costituisce più l’unico riferimento culturale”, ha detto, “ciò impone alle Chiese e ai credenti di ripensare il modo di esprimere e testimoniare il vangelo”. Questa riflessione ha trovato eco anche nel dibattito su come la fede possa essere riconciliata con la modernità, con un’attenzione particolare al messaggio francescano e al tema della fratellanza umana.
Un contributo all’unità cristiana
Il simposio ha visto un crescente interesse da parte del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, con il sostegno di figure come monsignor Eleuterio Fortino e monsignor Andrea Palmieri. L’obiettivo principale di questi incontri, maturato in oltre 30 anni di esperienza, è la bellezza del conoscersi vicendevolmente e la coltivazione di relazioni fraterne. L’obiettivo non è raggiungere accordi su punti controversi, ma aumentare la conoscenza delle tradizioni e coltivare un clima di amicizia, che possa contribuire all’unità tra i cristiani. Il simposio ha concluso con un forte impegno a riflettere su come la fede possa essere un’arma di pace in un mondo segnato da tensioni e divisioni. La fede, come ha ricordato il patriarca Bartolomeo I, non può rimanere un’esperienza privata, ma deve essere una risposta concreta alle sfide del presente.



