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giovedì 24 Settembre 2026

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Il Tplf torna in scena: un colpo al governo etiopico con supporto esterno

Il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè prende il controllo dell’aeroporto di Macallè, scuotendo l’Etiopia e alimentando tensioni con Egitto, Sudan e Eritrea.

Il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè (Tplf) ha preso il controllo dell’aeroporto di Macallè, capitale della regione del Tigrè, in un blitz notturno che ha sorpreso il distaccamento di polizia federale. L’evento, avvenuto il 23 settembre 2026, ha scosso gli equilibri interni del governo di Abiy Ahmed Ali e ha suscitato reazioni da parte di Egitto, Eritrea e Sudan, i quali vedono nel ritorno dei ribelli un’opportunità per indebolire l’Etiopia. La mossa ha portato a una sospensione immediata dei voli di Ethiopian Airlines per la regione, con conseguenze economiche e logistico-territoriali significative.

Un’alleanza strategica con il Sudan

Il Tplf, una delle milizie più organizzate del Corno d’Africa, ha trovato un sostegno strategico nel Sudan, dove le tensioni interne hanno ridotto la capacità del governo di controllare le frontiere. L’alleanza con Khartoum permette al gruppo di gestire i passi di frontiera e di facilitare il contrabbando, fondamentale per la sopravvivenza delle economie locali. Inoltre, il Sudan ha fornito supporto logistico alle forze ribelli, contribuendo a una maggiore mobilità e capacità di attacco.

La collaborazione con il Sudan ha reso più complessa la situazione per il governo etiopico, che ha risposto con un’offensiva militare su larga scala, definita un’operazione di applicazione della legge.

La guerra civile dei Tigrè, ufficialmente conclusa nel novembre 2022 con l’accordo di Pretoria, ha visto sporadici scontri locali che hanno ripreso vigore. Durante la guerra, l’esercito federale aveva ricevuto supporto dalle forze armate eritree, accusate di crimini contro la popolazione tigrina, tra cui stupri e omicidi. Queste accuse, sostenute da diverse ONG, hanno alimentato tensioni tra Etiopia e Eritrea, con conseguenze geopolitiche significative.

Un’alleanza politica di opposizione

La ripresa dello scontro arriva tre giorni dopo il lancio della “Coalizione delle forze popolari etiopiche per la sopravvivenza”, un gruppo formato da sette partiti di opposizione che include il Tplf, il Fronte di liberazione nazionale dell’Ogaden e altri movimenti etnici. L’alleanza, sebbene già tentata nel 2025 senza successo, rappresenta un tentativo di unire le forze etniche per contrastare il governo di Abiy Ahmed.

La coalizione mira a ristabilire un equilibrio politico che, negli anni, è stato alterato dall’ascesa del Partito della Prosperità, di origine etnica Oromo.

La stabilità dell’Etiopia è cruciale per gli equilibri del Corno d’Africa, ma non mancano soggetti esterni che giocano la partita. Il governo di Abiy Ahmed ha accusato l’Egitto e il Sudan di appoggiare la ribellione, un atteggiamento che si è intensificato con la costruzione della Gerd, la grande diga sul Nilo. L’Egitto, pur non ammettendo un coinvolgimento diretto, ha fornito supporto logistico alle forze ribelli, mentre il Sudan ha utilizzato miliziani etiopi per combattere i ribelli lungo il confine. Questi fattori hanno reso la situazione più complessa, con rischi per la pace regionale. La diaspora tigrina nel mondo contribuisce in modo sostanziale al finanziamento delle milizie, alimentando il sogno dell’indipendenza. Al contrario, i contributi dal Golfo Persico sono cessati dopo gli accordi tra Addis Abeba e gli Emirati Arabi Uniti. L’Eritrea, infine, mantiene una tradizionale ostilità per motivi storici e territoriali, aggiungendo ulteriore tensione al contesto.

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