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venerdì 25 Settembre 2026

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Cultura

L’arte e la genetica: quando i quadri raccontano segni di malattie

I genetisti analizzano opere d’arte per scoprire segni di malattie, come la Gioconda e la clinodattilia.

La Gioconda, uno dei capolavori più enigmatici di Leonardo da Vinci, potrebbe nascondere indizi clinici che sfuggono agli storici dell’arte. È quanto suggerisce un progetto di ricerca che unisce genetisti e studiosi dell’arte, iniziato a Trieste e presentato in conferenze spettacolo in tutta Italia. L’idea nasce da un’osservazione curiosa: alcuni quadri, come quelli della Madonna, mostrano segni di malattie genetiche, come la clinodattilia, una deformità congenita del dito. Questo incrocio tra arte e medicina ha aperto nuove prospettive per interpretare opere immortali, rivelando dettagli che fino a oggi erano passati inosservati.

Un’osservazione nata a tavola

A una cena con colleghi durante un congresso di genetica, un gruppo di ricercatori ha scoperto di condividere un hobby inaspettato: raccogliere immagini di quadri in cui i soggetti ritratti mostravano segni di malattie. Questo ha dato origine a un progetto che ha coinvolto storici dell’arte, genetisti e esperti di storia medica. Il primo passo è stato la creazione di un database digitale, in cui ogni quadro è stato analizzato da diversi esperti, individuando sintomi clinici e collegandoli a malattie genetiche conosciute. Il risultato è un’analisi dettagliata che permette di ricostruire, in parte, le cartelle cliniche di personaggi storici. La Gioconda ha un piccolo accumulo di grasso all’occhio sinistro e una tumefazione al polso destro, che potrebbero indicare una ipercolesterolemia. Altri studiosi hanno ipotizzato una ipotiroidea, data la frequenza del colore giallastro e la presenza di una tumefazione al collo. Nonostante non esistano prove genetiche definitive, queste ipotesi sono state formulate grazie a strumenti moderni e alla conoscenza delle malattie genetiche.

La clinodattilia e i ritratti della Madonna

Il progetto ha anche portato a scoperte inaspettate, come la clinodattilia, una deformità che compare in ritratti della Madonna, spesso interpretata come un simbolo di santità o di verginità. Questa anomalia, che compare in ritratti religiosi in tutta la pittura toscana, veneta e fiamminga del Quattrocento, ha suscitato dibattiti tra storici dell’arte. Alcuni hanno ipotizzato che fosse un segno di riconoscimento della Vergine Maria, mentre altri hanno visto in essa un simbolo di santità. La sua scomparsa dopo circa cinquant’anni ha alimentato ulteriori ipotesi, ma il motivo esatto resta ancora misterioso.

La clinodattilia potrebbe essere un simbolo di santità o di verginità, ma il motivo esatto del suo uso nei ritratti religiosi non è chiaro. Questo lavoro ha anche rivelato come le malattie genetiche potessero influenzare le scelte artistiche. Ad esempio, Vincent Van Gogh potrebbe aver sviluppato la xantopsia, una malattia che altera la percezione del colore, causando una prevalenza del giallo nei suoi dipinti. Frida Kahlo, invece, ha mostrato segni di una malformazione congenita, come la spina bifida, che ha ispirato il suo celebre quadro “La colonna spezzata”.

Questo lavoro ha anche portato a risultati concreti, come la realizzazione di un libro e di conferenze spettacolo, che hanno coinvolto il pubblico in un dialogo tra scienza e arte. L’esperienza ha anche stimolato alcuni spettatori a sottoporsi a accertamenti clinici, dimostrando l’impatto positivo di un approccio interdisciplinare. Il progetto, nato da un’osservazione casuale, ha dimostrato come l’arte possa essere una chiave per comprendere meglio la complessità della vita umana, anche attraverso la lente della genetica.

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