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venerdì 25 Settembre 2026

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Economia

Pensione di reversibilità, le riduzioni non dipendono dal conto corrente

Le riduzioni della pensione di reversibilità nel 2026 dipendono da specifici redditi, non dal conto corrente.

La pensione di reversibilità non si riduce automaticamente a causa del conto corrente o del patrimonio posseduto. Le regole sono precise e distinguono tra redditi che devono essere considerati e somme che restano fuori dal calcolo. La riduzione dell’assegno ai superstiti dipende da specifici criteri, non dal totale del patrimonio. Nel 2026, le soglie di reddito sono state riviste a causa della rivalutazione del trattamento minimo INPS.

Le soglie di reddito nel 2026

Le soglie per la riduzione dell’assegno di reversibilità sono state modificate nel 2026. Fino a 23.862,15 euro di reddito, non c’è alcuna riduzione. Se il reddito supera questa soglia e si colloca tra 23.862,15 e 31.816,20 euro, la riduzione è del 25%. Tra 31.816,20 e 39.770,25 euro, la riduzione aumenta al 40%. Oltre 39.770,25 euro, la riduzione diventa del 50%. Queste soglie sono riferite all’importo del trattamento ai superstiti, non al reddito complessivo.

Quali redditi contano e quali no

Non tutti i redditi contano per la riduzione della pensione di reversibilità. Vengono considerati solo i redditi assoggettabili all’IRPEF, al netto dei contributi previdenziali e assistenziali. Questo include redditi da lavoro dipendente, autonomo, canone di affitto, altre pensioni soggette a IRPEF, ma non la stessa pensione di reversibilità né il trattamento di fine rapporto. Altri redditi, come la casa di abitazione e gli arretrati sottoposti a tassazione separata, restano esclusi.

Il conto corrente non equivale a un reddito. Avere 30.000, 50.000 o 100.000 euro depositati non equivale a un reddito dello stesso importo. Il capitale posseduto non viene automaticamente sommato ai redditi utilizzati per applicare le percentuali. Possono, invece, assumere rilevanza fiscale i redditi prodotti dal patrimonio, in base alle regole tributarie. Un errore comune è considerare il conto corrente o i risparmi come redditi. La stessa legge n. 335/1995 stabilisce che non tutto quello che entra in tasca viene considerato. Possono incidere anche altri redditi fiscalmente imponibili, comprese altre pensioni soggette a IRPEF, il canone di affitto percepito, ecc. Le riduzioni non si applicano in presenza di figli minori o inabili. Questo è previsto dalla legge n. 335/1995. Inoltre, la Corte costituzionale ha stabilito che la decurtazione effettiva non può superare l’ammontare dei redditi aggiuntivi posseduti dal beneficiario. Questo significa che il meccanismo non può produrre una perdita superiore al reddito che ha determinato il taglio.

Per capire se la pensione di reversibilità deve essere ridotta, è necessario individuare esattamente quali redditi sono rilevanti, quali sono esclusi e in quale fascia annuale si colloca il beneficiario. Non basta guardare al patrimonio complessivo: occorre una valutazione precisa e attenta. La riduzione dell’assegno dipende da una serie di fattori specifici, non da un’unica misura globale. La complessità del sistema richiede una consulenza esperta, soprattutto per chi riceve una pensione di reversibilità e deve valutare eventuali riduzioni. La legge n. 335/1995 e la Tabella F allegata sono gli strumenti principali per comprendere le regole. Per chi ha dubbi o domande, è consigliabile rivolgersi a un professionista specializzato in materia fiscale.

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