Il libro “Non solo Lidia Poët”, premiato al Premio Letterario Bolzano 2026, si concentra sulle prime avvocate europee e sul loro impegno per ottenere il diritto di esercitare la professione forense. L’autore, Alberto Nicòtina, ricercatore e docente di diritto europeo all’Università di Amsterdam, ha voluto riaffermare la centralità dell’opera collettiva, sottolineando che il successo di queste rivendicazioni fu dovuto soprattutto al costante apporto di molti e non ad isolate figure che avevano lo scopo di ottenere l’etichetta di eroi od eroine. Il libro, presentato a Bolzano il 26 settembre, è un’occasione per riflettere su come le donne, nonostante le discriminazioni di genere, hanno lasciato traccia delle proprie testimonianze.
Le prime avvocate e il loro impegno
Le storie delle prime avvocate europee, come Lidia Poët, Marie Popelin e Jeanne Chauvin, sono legate alla prima ondata femminista, che raccoglie a Parigi le precedenti e concomitanti lotte delle suffragette nel Regno Unito. La Francia, a quei tempi, è il centro delle rivendicazioni femministe e tutte loro, compresa Lidia Poët, parlano e si muovono in un ambiente francese, permettendo loro di interagire, scambiare carteggi e riconoscersi in una battaglia collettiva. La figura di Louis Frank, avvocato e attivista francobelga, è fondamentale per comprendere il contesto: fu lui a rappresentare Marie Popelin davanti alla corte belga e a supportare Jeanne Chauvin in Francia.
Il libro sottolinea come il lavoro di queste donne non sia stato isolato, ma parte di un movimento più ampio. Il successo di queste rivendicazioni fu dovuto soprattutto al costante apporto di molti e non ad isolate figure. La collaborazione tra donne e uomini, come John Stuart Mill o Émile Chauvin, ha permesso di ottenere risultati significativi. La lotta per il diritto di esercitare la professione forense ha visto la partecipazione di figure come Lidia Poët, che, nata in una famiglia valdese, ha sviluppato presto una coscienza politica legata al suo status di appartenente a una minoranza discriminata in Italia.
La difficile ricerca di documenti
Raccontare la storia delle donne è un’impresa complessa, resa più difficile dal fatto che ci sono meno archivi. Purtroppo quando si parla di donne non è facile reperire documenti e bisogna spesso affidarsi ai racconti di altre persone, quasi sempre uomini. I ruoli pubblici destinati alle donne erano molto esigui e, di conseguenza, anche gli archivi a loro dedicati. Nel libro, però, volevo che fossero le donne a parlare e proprio per questo, nella parte finale, ho voluto riportare le lettere dell’archivio di Louis Frank, che lui stesso aveva ricevuto da Jeanne Chauvin, Lidia Poët e Samirza Bilcescu.
La difficoltà di reperire documenti ha reso necessario un approccio diverso, che si basi su testimonianze e scambi epistolari. Questo è stato possibile grazie all’archivio di Louis Frank, conservato nella biblioteca reale di Bruxelles, che ha permesso di accedere ai carteggi delle avvocate e confrontarsi con la loro voce. Il libro, quindi, non solo racconta le storie di donne che hanno lottato per il loro diritto, ma anche come la storia delle donne è stata costruita attraverso la collaborazione e il lavoro collettivo.
Il libro sottolinea come la memoria delle donne non sia sempre stata valorizzata. Nonostante le difficoltà quotidiane legate alle discriminazioni di genere, anche le donne, con fatica, sono riuscite a lasciare traccia delle proprie testimonianze. La figura di Lidia Poët, la prima avvocata italiana che si è battuta per la propria iscrizione all’albo, è un esempio di come la lotta per il diritto di esercitare la professione forense ha visto la partecipazione di donne in diversi Paesi europei. Il libro, quindi, non solo racconta le storie di donne che hanno lottato per il loro diritto, ma anche come il lavoro collettivo ha reso possibile il cambiamento.



