Dieci anni dopo la scomparsa di Marta, Matteo Marzotto ha ripercorso con parole sincere e profonde la figura della madre, una donna che ha vissuto la vita con intensità, ma che nascondeva una fragilità profonda. “Mia madre mangiava la vita, ma era fragile. Molto. Era complicata. Ci sono frasi che non le ho detto”, ha detto l’imprenditore, che oggi compie 60 anni. La madre, contessa Marta Marzotto, è morta nel luglio scorso, un anno esatto dopo la sua scomparsa. La casa milanese, ereditata da Matteo, è rimasta intatta, come se fosse ancora lì, con divani di velluto e opere di artisti come Schifano e Guttuso.
Una vita vissuta con intensità
Marta ha vissuto la vita con una vitalità che non si poteva imbrigliare. Dopo aver lasciato Roma, dove aveva perso la figlia Annalisa nel 1989 a causa della fibrosi cistica, si è trasferita in una casa a Milano, che Matteo ha voluto mantenere esattamente come l’aveva conosciuta. “Mia mamma ci aveva vissuto dall’inizio degli anni Novanta al 2001, io da allora a oggi, basta fare i conti, forse è più casa mia”, ha spiegato. La casa, di 350 metri quadrati, è diventata un luogo di ricordi e di connessione con il passato.
Matteo ha descritto la madre come una donna complessa, capace di divorare ogni istante, ma con una fragilità che si nascondeva dietro la sua energia. “A volte le dicevo di stare un po’ tranquilla. Ma era così, una vitalità che non potevi imbrigliare. Ma anche fragile. Molto. E forse quel suo modo di essere era anche una difesa da paure antiche, quasi ancestrali”, ha raccontato. La madre, pur con la sua intensità, aveva un lato che Matteo ha cercato di comprendere e accettare.
Un legame che non si è mai interrotto
La domanda se gli manchi ancora è stata risposta con una semplice e profonda verità: “Sì, certo”. Gli anni trascorsi fianco a fianco, come se li avessero bevuti in un sorso, hanno lasciato un segno indelebile. “Mi mancano certe cose non fatte assieme, certe frasi che non le ho detto. Ma la vita è così”, ha concluso Matteo, con una voce che racconta non solo il dolore, ma anche l’amore profondo che ha nutrito la sua relazione con la madre.
La casa milanese, che Matteo ha voluto lasciare praticamente identica a come l’aveva conosciuta, è diventata un simbolo del loro legame. “Mia madre mangiava la vita, ma era fragile. Molto. Era complicata. Ci sono frasi che non le ho detto”, ha ripetuto, come se quelle parole fossero un invito a non dimenticare. La vita, per Matteo, è sempre stata un dialogo con la madre, anche dopo la sua scomparsa.



