Il professor Umberto Cillo, direttore del reparto di Chirurgia epato-bilio-pancreatica e del Centro trapianti di fegato dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, ha sottolineato come l’alcol possa causare danni anche senza l’abitudine all’ubriachezza. L’alcol non ha gli stessi effetti su tutti e il rischio non si misura solo dal numero di bicchieri bevuti, ma anche da fattori individuali, come sesso, patologie e condizioni del fegato. Il fegato, infatti, è in grado di compensare i danni per anni senza dare segni evidenti, ma piccole alterazioni negli esami possono indicare un problema. È importante non banalizzare questi segnali e valutarli con un medico, soprattutto se si registrano valori elevati di transaminasi o gamma-GT.
La soggettività del rischio
La capacità del fegato di metabolizzare l’alcol dipende da una serie di enzimi, che non sono uguali in tutti. Per esempio, le donne tendono a avere una dotazione enzimatica inferiore rispetto agli uomini, il che può portare a effetti più significativi con la stessa quantità di alcol. Questo spiega perché alcune persone possono sviluppare danni senza aver mai raggiunto l’ubriachezza. Il professor Cillo sottolinea che il consumo moderato non è sempre innocuo, soprattutto se protratto nel tempo. L’alcol, infatti, può interagire con altre condizioni, come malattie metaboliche o genetiche, aumentando il rischio di danni epatici.
Non bisogna necessariamente allarmarsi, ma nemmeno liquidarle dicendo che sono variazioni trascurabili.
Il fegato è noto per la sua capacità di compensare i danni, spesso senza dare sintomi evidenti. Questo significa che molte malattie, come la cirrosi, possono rimanere asintomatiche per anni. Tuttavia, quando la capacità di compensazione viene meno, la malattia può manifestarsi improvvisamente e in modo grave. Il professor Cillo spiega che il fegato non è sempre la causa unica di queste condizioni: possono essere coinvolte anche cause virali, metaboliche o genetiche. In Italia, solo una quota residuale dei trapianti di fegato è legata a un consumo alcolico puro, mentre la maggior parte dei casi presenta fattori concomitanti.
Un approccio responsabile all’alcol
Per mantenere la salute, il professor Cillo suggerisce di non sottovalutare piccole alterazioni negli esami. Anche variazioni apparentemente modeste, come valori elevati di transaminasi o gamma-GT, meritano una valutazione approfondita. È importante parlare con il medico, valutare se servano ulteriori accertamenti, come un’ecografia, e, quando necessario, rivolgersi a un epatologo. Inoltre, lo screening con ecografie semestrali del fegato permette di diagnosticare precocemente tumori primitivi, trasformando condizioni gravi in malattie trattabili con buone probabilità di guarigione.
Lo screening con ecografie semestrali del fegato permette una diagnosi precoce di eventuali tumori primitivi.
Il professor Cillo conclude che l’alcol fa parte della cultura e della socialità italiana, ma non deve essere visto come un elemento innocuo. Un approccio responsabile richiede di non banalizzare i segnali del corpo e di valutare con attenzione l’impatto del consumo. L’obiettivo non è demonizzare l’alcol, ma di comprendere i rischi e agire in modo consapevole. L’importante è non liquidare i piccoli segnali come variazioni trascurabili, ma di considerarli come indicatori di salute che meritano attenzione.



