L’Antica Biblioteca della Trinità dei Monti a Roma torna a essere visitabile dopo un lungo intervento di restauro, con l’inaugurazione di una mostra che mette in dialogo 40 artisti italiani e francesi con la storia del luogo. Dopo un periodo di chiusura, il convento dell’ordine dei Minimi, situato sopra l’altare della chiesa, è nuovamente accessibile al pubblico, grazie a un progetto che mira a riconnettere il passato con il presente. La mostra, intitolata Hypothèse de lecture, è curata da Gaia Bobò e Teresa Ranchino e si svolgerà dal 18 settembre al 7 novembre 2026.
Una mostra che riconnette storia e contemporaneità
La mostra Hypothèse de lecture non è solo un evento culturale, ma un’interrogazione su come il passato possa essere rileggere attraverso l’arte contemporanea. L’idea nasce da un invito della direttrice Marie-Pierre Dabadie, che ha voluto aprire lo spazio al contemporaneo, stabilendo un dialogo tra il linguaggio dell’arte e la storia della Biblioteca. “Il progetto nasce da un omaggio alla storia dello spazio ospitante, che fino alla fine del Settecento ospitava la biblioteca dell’Ordine dei Minimi. La biblioteca fu distrutta dalle truppe napoleoniche, e i suoi volumi andarono dispersi”, spiega Gaia Bobò, curatrice insieme a Teresa Ranchino.
La mostra propone una rilettura del luogo, mettendo in relazione le opere dei quaranta artisti con la storia e la parabola del luogo. Ogni opera propone una “ipotesi” sul contesto ospitante, in un confronto con una storia e una memoria che, ad oggi, appaiono illeggibili. L’interesse si concentra sui processi di dispersione del sapere e sulle modalità di confrontarsi con questi in modo immaginifico.
Artisti italiani e francesi in mostra
La mostra include artisti come Alberte Agerskov, Edoardo Aruta, Charlie Aubry, Alix Boillot, Dario Carratta, Valeria Carrieri, Giulio Catelli, Henri Chetaille, Taisiia Cherkasova, Ginevra Collini, Max Coulon, Giulia Crivellaro, Anna de Castro Barbosa, Federica Di Pietrantonio, Marco Emmanuele, Marco Eusepi, Elisa Florimond, Clédia Fourniau, Pierre Gaignard, Luca Grechi, Carla Gueye, Ruoxi Jin, Charlie Jouan, Amalia Laurent, Giuseppe Lo Cascio, Guglielmo Maggini, Matisse Mesnil, Paul F. Millet, Diego Miguel Mirabella, Pietro Moretti, Alexandre Nitzsche Cysne, Lulù Nuti, Flavio Orlando, Francesca Pionati, Andrea Polichetti, Valentine Prissette, Alexander Raczka, Luca Resta, Théophile Stern e il duo Vaste Programme.
Non si tratta propriamente di una mostra tematica, ma di un’esposizione che propone intersezioni tra le ricerche dei diversi artisti e la vicenda di questo luogo, che è stato scelto come punto di partenza per l’interrogazione. “Ci sembrava inoltre particolarmente interessante che il progetto coincidesse con il settantesimo anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi, consentendoci quindi di proporre un focus sulle scene artistiche emergenti delle due città”, conclude la curatrice.
La Biblioteca Trinità dei Monti, con il suo soffitto ligneo monumentale e la sua storia di dispersione del patrimonio librario, rappresenta un luogo simbolo di memoria e assenza. Il restauro, avviato nel 2003 in collaborazione con i laboratori dei Musei Vaticani, ha permesso di recuperare la leggibilità dell’apparato decorativo e di restituire alla sala la sua forza storica. L’architetto belga Olivier Goethals ha progettato una struttura che evoca scaffali, percorsi e dispositivi della lettura senza restituire concretamente i libri perduti. Il vuoto diventa così un dispositivo curatoriale, dove le opere sono chiamate a prendere il posto di una collezione irrecuperabile, costruendo nuove possibilità di lettura attraverso immagini, parole, frammenti e materia.



