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domenica 27 Settembre 2026

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Cultura

Caffè Trucillo: il caffè come cultura e connessione globale

Caffè Trucillo racconta la sua crescita internazionale e il valore del caffè come cultura e relazioni.

Caffè Trucillo, torrefazione nata a Salerno nel 1950, ha trasformato la cultura del caffè in un motore di crescita internazionale. Antonia Trucillo, figlia della famiglia fondatrice, racconta un viaggio che parte dalle piantagioni di Honduras, Brasile e Colombia e arriva a diventare un simbolo di qualità, relazioni e sostenibilità. Oggi l’azienda è presente in circa 40 Paesi, con un fatturato che arriva al 70-80% fuori dall’Italia. Il caffè, per Antonia, non è solo una bevanda, ma una materia viva fatta di persone, territori e cultura.

Un’azienda fondata sulla qualità e sulla fiducia

La storia di Caffè Trucillo è legata a una scelta diversa rispetto al resto del settore. Mentre gran parte del mercato si basa su sistemi di finanziamento ai locali, Matteo Trucillo, nel 1992, decide di chiudere la società finanziaria di famiglia e di dedicarsi completamente alla torrefazione. L’obiettivo è chiaro: costruire un’azienda fondata sulla qualità del prodotto e sulla fiducia dei partner. “Mio padre aveva il desiderio di creare un’azienda ispirata solo al prodotto e alla qualità. Voleva legarsi alla fiducia del cliente, non al risparmio”, spiega Antonia.

La svolta arriva nel 1998 con la creazione dell’Accademia del Caffè Trucillo, la prima scuola dedicata al caffè del Centro-Sud Italia. L’idea nasce da un’esperienza iniziale: “Fino a quel momento era un sapere tramandato quasi esclusivamente per via orale. Non esistevano libri, nessuno andava nelle piantagioni e si conosceva poco della materia prima”, racconta Antonia. L’Accademia diventa un luogo di formazione per baristi, chef, sommelier, studenti, giornalisti e appassionati, con l’obiettivo di offrire gli strumenti per comprendere davvero ciò che si cela dietro una tazzina di espresso.

Un viaggio tra culture e relazioni

“Ho avuto due grandi fortune”, dice Antonia. “La prima è essere nata in una famiglia con radici così forti e unite. La seconda è essermi innamorata del mondo che avevano costruito”. Pochi mesi dopo parte per l’Honduras. Doveva fermarsi due settimane. Rimane due mesi e mezzo. “È lì che è iniziato davvero il mio lavoro. Anzi, la mia identità”. Da quel momento prende il via un lungo viaggio attraverso le principali aree di produzione del caffè: Honduras, Brasile, Colombia, Guatemala, Costa Rica, Africa e Asia. Antonia vive accanto ai produttori, segue ogni fase della lavorazione e scopre una realtà che fino ad allora conosceva solo attraverso il prodotto finito.

Quel viaggio non si conclude con il ritorno in Italia. Negli anni Antonia consegue la qualifica di Q Grader, il più alto riconoscimento internazionale per la valutazione sensoriale del caffè, condiviso da circa 1200 professionisti nel mondo. “Volevo diventare la massima conoscitrice delle origini. Mi affascinava capire tutto quello che accade prima della tazzina”. Da questa ricerca nasce anche Ippocratica Roastery, una micro torrefazione inaugurata due anni fa all’interno dello stabilimento Trucillo. Un laboratorio dedicato agli specialty coffee, piccole produzioni selezionate direttamente nelle piantagioni, che esprimono profili aromatici insoliti.

Oggi la terza generazione lavora fianco a fianco: Antonia segue le origini del caffè e l’Accademia, la sorella guida la parte operativa e il fratello lo sviluppo commerciale. Ruoli diversi, ma una visione condivisa che guida l’azienda da oltre settant’anni. Alla fine, il viaggio del caffè raccontato da Antonia Trucillo assomiglia a quello della sua famiglia. Parte da Salerno, attraversa culture e continenti e torna sempre allo stesso punto: la convinzione che dietro una tazzina ci sia molto di più di un prodotto: conoscenza, persone, relazioni.

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