La Nazionale di Roberto Mancini si trova al centro di una situazione complessa, in cui fede e malafede si intrecciano nel dibattito pubblico. Mancini, che ha scontato più di ogni altra cosa l’aver cambiato la copertina della Nazionale quando tutto sembrava apparecchiato, paga un prezzo elevato. Non è importante che l’Italia del calcio si risollevi, ma è fondamentale che non vinca il nostro nemico interno. Il presidente della Federcalcio, Malagò, è un uomo fortemente voluto da Mancini, e Coni, governo e pianeti silenziosi stanno provando ad azzoppare alla prima curva.
La sconfitta contro il Belgio e la reazione mediatica
Dopo la sconfitta contro il Belgio, la reazione dei media e dei commentatori è stata estremamente dura. Le critiche all’Italia dopo il ko con il Belgio leggiamo e ascoltiamo già il peggio possibile. Il ct Gattuso venne addirittato definito il meno colpevole di tutti. Peraltro con un livore degno di miglior causa. Ma che cosa si aspettavano? Che Mancini rivoluzionasse tutto con la bacchetta magica? La domanda sorge spontanea: in base a quale criterio l’Italia avrebbe dovuto battere il Belgio?
Mentre noi eravamo sul divano a guardarli in tv, ai Mondiali il Belgio è arrivato nei quarti di finale e ha perso contro la Spagna per un gol al minuto 88 su papera del portiere. Perché mai in due mesi avremmo dovuto invertire i rapporti di forza? A noi sembra che sia sempre la stessa Italia. Ma non in campo. Fuori, nelle stanze della politica, nelle redazioni dei giornali, nei commenti degli influencer e dei talent. Nella malafede diffusa.
La battaglia tra fede e malafede
La battaglia per il controllo del calcio italiano non riguarda solo il campo, ma anche le scelte politiche e mediatiche. Mancini paga diversi peccati originali. Innanzitutto i soldi arabi: una macchia indelebile che alimenta un’invidia perenne. Ma non è solo questo. Mancini sconta più di ogni altra cosa l’aver cambiato la copertina della Nazionale quando tutto sembrava apparecchiato. C’era Paolo Maldini su quella copertina. Bello e sorridente. Maldini e un’idea di calcio finalmente contemporanea (come se Mancini fosse portatore del vecchio calcio all’italiana).
Se fosse stata la Nazionale di Paolino, non avremmo letto tante critiche per il povero Alessandro Romano. Ci avrebbero spiegato che era il prezzo da pagare per far crescere i giovani e avere un futuro migliore. I tentativi per azzoppare Malagò alla prima curva. E infine c’è Malagò. Era scortato in tribuna da coloro i quali vogliono pugnalarlo: il ministro Abodi e il presidente del Coni Buonfiglio. Quel fermo immagine televisivo sembrava un remake delle Idi di Marzo. Non è importante che l’Italia del calcio si risollevi. È fondamentale che non vinca il nostro nemico interno. È questo il quadro generale. Sono le avvertenze che andrebbero lette prima di tuffarsi in qualsiasi commento sulla Nazionale. Altrimenti un ingenuo o un osservatore esterno strabuzzerebbe gli occhi di fronte a tanta acrimonia dopo una sconfitta che qualsiasi persona di buon senso avrebbe preventivato.



