Novant’anni dopo la sua inaugurazione ufficiale, l’aeroporto di Forlì, intitolato a Luigi Ridolfi, continua a rappresentare un simbolo della storia aeronautica italiana. Il 19 settembre 1936 fu il giorno in cui il campo d’aviazione fu trasformato in un complesso militare, costruito in pochi mesi nella campagna tra Bussecchio e il Ronco. L’obiettivo era creare un centro strategico per la difesa nazionale, ma il suo impatto fu ben oltre le frontiere militari: oggi, il Ridolfi è un punto di riferimento per i voli civili, ma la sua storia è legata a un’epoca di grandi cambiamenti e trasformazioni.
Un’opera di ingegneria e retorica
Il progetto dell’aeroporto fu realizzato in un breve lasso di tempo, tra luglio 1935 e agosto 1936, con l’impiego di circa 500-800 operai. Il quotidiano milanese “L’Italia” lo definì “il più perfetto aeroporto per i reparti d’impiego”, una formula che, sebbene influenzata dalla retorica del periodo, rifletteva l’importanza attribuita alla struttura. Il complesso comprendeva quattro grandi aviorimesse, officine, magazzini, il Palazzo del Comando e una caserma in grado di ospitare circa 800 avieri. Alle spalle del campo si sviluppava una “minuscola città aviatoria”, con strade interne e giardini circondati da pini, cedri e magnolie.
Il 26 settembre 1936 la scuola di volo effettuò il primo volo ufficiale con un Fiat AS.1, in omaggio a Luigi Ridolfi. L’inaugurazione del 19 settembre 1936 fu un evento di grande rilevanza, con la partecipazione di Benito Mussolini, il Duca d’Aosta e le autorità civili e militari. Erano presenti anche la madre e il fratello di Luigi Ridolfi.
Un’esperienza di volo iniziata prima del 1936
Prima dell’inaugurazione del 1936, Forlì aveva già conosciuto il volo. Il 29 maggio 1910, dalla piazza d’Armi, decollarono lo svizzero Emile Taddeoli su un Blériot e il faentino Luigi Massari su un Demoiselle. Nel 1912 fu collaudato un prototipo costruito dai forlivesi Fabbri e Gamberini. Il primo progetto per un campo d’aviazione risale al 1928, ma fu nel 1932 che il Comune ottenne l’area tra Bussecchio e il Ronco per realizzare un “campo di fortuna”. La svolta arrivò nel 1934, quando fu deciso di trasformarlo in aeroporto militare.
Per preparare l’area furono abbattute case coloniche, spianati terreni, colmati fossati e modificati alcuni scoli. L’aerodromo occupava circa 120 ettari, dieci dei quali destinati a edifici, strade e giardini. Il 26 settembre 1936 la scuola di volo effettuò il primo volo ufficiale con un Fiat AS.1, in omaggio a Luigi Ridolfi. Con la guerra, il Ridolfi assunse un ruolo operativo diretto. Fu utilizzato anche dalla Luftwaffe e, dopo l’8 settembre 1943, passò sotto il controllo tedesco. Nel novembre 1944 l’aeroporto fu conquistato dagli Alleati e utilizzato come base avanzata; vi operarono soprattutto reparti polacchi e sudafricani. A guerra finita, gran parte degli edifici era distrutta. I ruderi furono progressivamente spianati, mentre il campo venne utilizzato come deposito di mezzi e residuati militari.
La ripresa avvenne il 22 luglio 1950 con la scuola di volo dell’Aero Club. Si ripartì con un solo Macchi di seconda mano: dei 27 velivoli della R.U.N.A. presenti prima della guerra non era rimasto nulla. Nel 1957 tornò il traffico commerciale. Nei decenni successivi il Ridolfi ospitò anche manifestazioni aeronautiche: tra il 1986 e il 1990 si svolse il Salone dell’Aviazione, mentre nel 1990 atterrò l’Antonov An-124 Ruslan. Con gli anni Duemila arrivò la stagione dei voli a basso costo. L’aerostazione venne rinnovata, aumentarono le destinazioni nazionali e internazionali e tra il 2007 e il 2008 lo scalo superò i 700mila passeggeri annui. Il progressivo abbandono da parte dei vettori portò poi alla sospensione dei voli nel marzo 2013. Dopo oltre sette anni, il 29 ottobre 2020 il Ridolfi riaprì ufficialmente sotto la gestione attuale. I collegamenti commerciali ripresero successivamente.
La storia del Ridolfi è un es



