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domenica 27 Settembre 2026

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Scoperto a Wesseling un tesoro romano di 934 monete d’argento risalenti all’epoca di Adriano

A Wesseling, in Germania, un ricercatore amatoriale ha scoperto un tesoro romano di 934 monete d’argento risalenti all’epoca di Adriano.

Un ricercatore amatoriale ha scoperto a Wesseling, in Germania, un tesoro romano composto da 934 monete d’argento risalenti all’epoca dell’imperatore Adriano. Il ritrovamento, effettuato nel 2025 con l’aiuto di un metal detector, è stato definito il più importante nel suo genere nel Paese. Le monete, coniate intorno al II secolo d.C., sono state sepolte intenzionalmente e conservate per quasi duemila anni. L’annuncio è arrivato dal servizio per la tutela dei monumenti archeologici del LVR-LandesMuseum di Bonn, che ha sottolineato l’importanza del ritrovamento per la storia romana.

Il mistero del proprietario

Oliver Riedl, un ricercatore amatoriale in possesso di un regolare permesso di ricerca, ha effettuato la scoperta nel 2025. Fin dai primi segnali emessi dallo strumento nel campo agricolo, è apparso chiaro che il terreno custodisse qualcosa di eccezionale. Le monete, coniate all’epoca dell’imperatore Adriano, sono state sepolte intenzionalmente per essere messe al sicuro. «A quel tempo, dopotutto, non esistevano banche», ha spiegato l’archeologo di Stato Erich Classen. L’ipotesi principale degli studiosi è che il legittimo proprietario le abbia nascoste in un momento di pericolo e sia poi deceduto prima di poter rientrare in possesso dei propri averi o di poterne rivelare l’ubicazione a qualcuno.

Le monete sono state sepolte intenzionalmente per essere messe al sicuro. L’ipotesi principale degli studiosi è che il legittimo proprietario le abbia nascoste in un momento di pericolo e sia poi deceduto prima di poter rientrare in possesso dei propri averi o di poterne rivelare l’ubicazione a qualcuno.

Esclusa la pista del legionario

In un primo momento gli archeologi avevano ipotizzato che il tesoro potesse appartenere a un soldato romano. La regione di Colonia faceva infatti parte della Germania Inferior, una provincia di confine altamente militarizzata e strategica per il controllo del Reno. Tuttavia, l’ipotesi del legionario è stata presto scartata sulla base di un preciso calcolo economico. Come chiarito da Rahel Otte, ricercatrice del servizio archeologico di Bonn, un legionario dell’epoca guadagnava circa 300 denari all’anno, ai quali venivano però trattenute le spese per il vitto e l’equipaggiamento.

Per accumulare una somma pari a 934 monete d’argento, un soldato avrebbe dovuto risparmiare la totalità dei propri guadagni netti per almeno sei anni consecutivi. È molto più probabile, quindi, che si trattasse del patrimonio di un facoltoso mercante o di un proprietario terriero locale. La vicenda riaccende i riflettori sul contributo dei detectoristi alla ricerca archeologica. In Germania la legislazione varia da Stato a Stato: nel Land del Nord Reno-Vestfalia l’uso del metal detector è consentito sotto specifiche condizioni, anche su terreni agricoli considerati già alterati dai lavori dei campi. Riedl operava in totale legalità, forte delle autorizzazioni rilasciate dal distretto di Colonia e dal servizio archeologico cittadino. Attualmente l’intero tesoro si trova presso il LVR-LandesMuseum di Bonn, dove è sottoposto ad analisi e interventi di conservazione.

Resta ancora da chiarire un ultimo dettaglio: se le autorità tedesche riconosceranno allo scopritore un indennizzo o una ricompensa economica per il fondamentale ritrovamento. La vicenda ha suscitato interesse non solo tra gli archeologi, ma anche tra il pubblico, che ha seguito con attenzione i passaggi del caso. Il ritrovamento di Wesseling rappresenta un esempio significativo del ruolo crescente dei ricercatori amatoriali nella salvaguardia del patrimonio storico e archeologico.

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