Bari, la città che si espande tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, ha visto nascere un patrimonio architettonico poco conosciuto ma significativo: ville e villini Liberty nascosti tra le strade del centro. Mentre i cittadini passano ogni giorno davanti a edifici che sembrano parte del paesaggio urbano, questi spazi raccontano una fase in cui Bari ha cambiato profondamente il suo volto. Tra i quartieri in espansione, come il Murattiano, si sviluppa una nuova borghesia che sceglie di abitare in strutture che riflettono gusto e modernità. Non si tratta solo dei palazzi più celebri, ma di abitazioni private e piccoli edifici che, per la loro discrezione, sfuggono allo sguardo quotidiano.
Un patrimonio diverso, ma altrettanto significativo
Se il Teatro Petruzzelli, il Teatro Margherita, Palazzo Mincuzzi e Palazzo Atti sono i simboli più riconoscibili della città, accanto a questi esistono abitazioni private e piccoli edifici che non hanno la stessa notorietà. Questi spazi raccontano come una parte della società barese voleva abitare la città, mostrando gusto, disponibilità economiche e appartenenza sociale. La casa privata diventa uno spazio in cui esprimere una forma di modernità. Un esempio è il Villino Tina in corso Umberto 26, un edificio Liberty con pianta originaria, giardino perimetrale e torrino che emerge dalla copertura. La scheda del Catalogo Generale dei Beni Culturali lo descrive come integro nell’aspetto originario.
Questi edifici non solo raccontano la storia di una città in espansione, ma anche la vita di una classe sociale in cerca di identità.
La conservazione di un patrimonio in pericolo
Il fenomeno non riguarda solo il quartiere Umbertino. Il patrimonio censito comprende diverse ville private riconducibili all’architettura Liberty. Tra queste, Villa Nicola Traversa in via Napoli-Santo Spirito, realizzata intorno al 1911-1912 e attribuita al progettista Berardi. L’edificio, con strutture in pietra e tufo intonacato, è descritto come integro nell’aspetto originario. La storia urbanistica della città racconta quanto questa tipologia abitativa fosse diffusa, con nuovi quartieri come Libertà, San Pasquale e Carrassi che si sviluppano a partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento. Lungo alcune delle grandi strade che collegano Bari al territorio circostante compaiono i primi villini borghesi, accanto alle ville e alle masserie che appartenevano alla nobiltà barese.
Nel 2026, il Comune ha predisposto un elenco con oltre 200 schede dedicate a ville, villini, masserie e palazzotti del tardo Ottocento e del primo Novecento. Tra gli immobili segnalati figurano anche villini Liberty lungo via Tripoli e via Adriatico, oltre a Villa Stella e altre costruzioni storiche distribuite in diversi quartieri. L’obiettivo dell’amministrazione è arrivare a uno strumento di tutela attraverso l’esame dell’elenco da parte del Consiglio comunale.
Basta cambiare prospettiva per accorgersi che una parte della storia urbana di Bari è ancora davanti agli occhi di tutti. Non necessariamente nelle facciate dei palazzi più fotografati, ma dietro un cancello, in un giardino, in una decorazione rimasta intatta o nella sagoma di una vecchia villa. Sono frammenti di una città che tra Otto e Novecento cercava una nuova identità e che oggi rappresentano una parte del patrimonio architettonico barese da conoscere e, dove necessario, tutelare.
Questo patrimonio, spesso poco conosciuto, rappresenta una parte essenziale della storia urbana di Bari.



