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lunedì 28 Settembre 2026

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Brad Pitt torna al cinema con un horror tragicomico, mentre ‘Resident Evil’ e Nicolas Winding Refn conquistano il pubblico

Brad Pitt torna al cinema con un horror tragicomico, mentre ‘Resident Evil’ e Nicolas Winding Refn conquistano il pubblico

Brad Pitt torna al cinema con un film horror tragicomico, mentre la saga di ‘Resident Evil’ e il regista Nicolas Winding Refn conquistano il pubblico con nuove trasposizioni. Dopo una serie di film e franchise oramai un po’ datati o mai troppo convincenti, la Sony sembra aver fatto centro con questa nuova trasposizione di uno dei videogiochi più celebri negli ultimi anni. Il film, intitolato ‘Resident Evil’, è stato diretto da Zach Cregger, reduce dai successi di ‘Barbarian’ e ‘Weapons’. L’ex-comico divenuto regista horror del momento, che somiglia al collega Jordan Peele, ha sintetizzato la vicenda di Raccoon City facendola vivere a un giovane corriere squattrinato e un po’ patetico per via della fidanzata che lo sta lasciando dal telefono mentre lui si avventura nelle nevi per una consegna che si rivelerà surreale e pericolosa.

Un horror tragicomico con un forte impatto emotivo

Il film si presenta come un horror tragicomico, con un divertimento contagioso che si mescola a tensione e autoironia. La narrazione, concisa ma intensa, si svolge in soli 95 minuti e racchiude tre atti formalmente perfetti, pieni di plot twist ai punti giusti. Il protagonista, interpretato da Austin Abrams, è un giovane che sembra strizzare l’occhio al pubblico con la sua faccia da simpatico scappato di casa, a metà strada tra un Damon Albarn e un Libero De Rienzo. Il film ha incassato oltre 196 milioni di dollari nel mondo, con un budget di 80 milioni, segnando un miglior esordio per questa saga.

Il film si distingue per un’impostazione scenica vicina a certa fantascienza sessantottina.

Brad Pitt, che ha ripreso a lavorare dopo un periodo di distacco, entra a modo suo nella terza età. Il suo personaggio, con pose da pubblicità, occhiali da sole e sorriso magico, si accompagna ad un cane soldato altamente addestrato in mezzo a una serie di sfortunati eventi. I due reduci di guerra, con tanto di incubi post-traumatici, si trovano soli e senza tecnologie, in un’altra avventura che si svolge in un ambiente ostile e splendido. Il film, intitolato ‘Heart of the Beast’, dà una rilucidata al survival movie, con tanta azione e sentimento tra uomo e cane. Il regista David Ayer ottimizza gli elementi a disposizione per un racconto efficace e coinvolgente.

Il film, pur con alcune divagazioni, si rivela un’esperienza strappalacrime per le fans appassionate di cani. Tuttavia, il regista si distingue per una trovata commerciale sottilmente militarista, con il respiro illusorio da grande film, giusto perché sfoggia grandi sentimenti tra uomo e cane. Il film, pur con un finale moltiplicato per tre, si presenta come un’alternativa al classico survival movie, con un’impostazione scenica vicina a certa fantascienza sessantottina.

Nicolas Winding Refn e il suo horror futurista

Nicolas Winding Refn, ex-enfant prodige danese, ha scelto una direzione formale sempre più estrema. Il regista visionario ha ordisce una vicenda futurista ambientata in una metropoli asiatica dove domina la yakuza. In un lussuoso hotel, una matrigna, la sua figliastra e un’attricetta in cerca di fama cercano di sfuggire a uno strano assassino senza volto, mentre un poliziotto vendicativo e dal pugno facile cerca giustizia. Esteticamente, il film sembra ottenuto dagli scarti di scenografia del ‘Dune’ mai realizzato dal maestro spirituale di Refn, Alejandro Jodorowsky.

Il titolo, “A ognuno il suo inferno privato”, suggerisce una tematica universale riguardante il male e la sua fluidità circolare.

Il film, intitolato ‘Her Private Hell’, non ha ottenuto il successo che sperava, in un’epoca in cui tutto deve essere lineare e di facile comprensione al cinema. Tuttavia, Refn ha il coraggio di sfidare lo spettatore con la sua eleganza retrò imbrattata di pulp, e forte di un’impostazione scenica vicina a certa fantascienza sessantottina. Tutte le vittime rischiano di mutare in carnefici, con un’immagine che si presenta come un vero marchio di fabbrica, con neon acidi e una fotografia che si distingue per la sua originalità.

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