Caravaggio e il mito di Narciso si incontrano a Potenza, in Basilicata, in una mostra che trasforma il classico in un racconto moderno sullo sguardo, l’identità e il confine tra realtà e riflesso. L’esposizione, intitolata “Narciso, il mito di un capolavoro”, ha aperto le porte al pubblico e resterà visitabile fino al 30 novembre 2026. L’opera attribuita a Caravaggio, originariamente esposta a Roma, è stata prestata in modo raro e significativo per portare un capolavoro internazionale in un territorio che si propone come luogo di cultura e identità.
Un dialogo tra arte e territorio
La mostra non si limita a presentare un dipinto, ma si sviluppa come un racconto in cinque atti, che unisce radici archeologiche, letterarie e artistiche. Si parte dall’affresco pompeiano “Narciso alla fonte”, proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e da un’edizione cinquecentesca delle Metamorfosi di Ovidio. Si prosegue in uno spazio immersivo, dove superfici riflettenti e giochi di luce trasformano lo sdoppiamento in un’esperienza concreta. L’obiettivo è far sperimentare il mito non solo come storia, ma come domanda esistenziale.
La cultura non ha bisogno delle metropoli
«La cultura riconosciuta a livello internazionale non ha bisogno delle grandi metropoli per generare valore: ha bisogno di territori pronti ad accoglierla», ha sottolineato il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, definendo l’esposizione un passaggio strategico per la politica culturale regionale. Margherita Sarli, direttrice generale di Apt Basilicata, ha spiegato che portare il mito di Narciso a Potenza è una scommessa: una regione che vuole riconoscersi nella propria identità, senza immagini addomesticate. L’auspicio è che la mostra non resti un episodio isolato, ma apra la strada a un’offerta culturale più continua.
La mostra è promossa da Apt Basilicata e Regione Basilicata, in collaborazione con la Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura e le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma. L’evento è stato accompagnato da una performance danzata, “Narciso”, proposta gratuitamente da Metamorfosi Danza, con la direzione artistica di Michela Consolo e l’interpretazione di Tonia Laterza e Nunzia Picciallo. Due corpi, un ring d’acqua e una macchina fotografica hanno evocato la domanda al centro della mostra: dove finisce l’identità e dove comincia lo sguardo degli altri?
Un confronto tra passato e presente
La mostra chiude con un confronto tra il Seicento romano e il Novecento lucano, con un’attenzione particolare a Carlo Levi, noto soprattutto come autore di Cristo si è fermato a Eboli, ma anche pittore. Trascorse nove mesi in Basilicata nel 1935-1936, un’esperienza che ha segnato la sua vita e la sua arte. Il suo sguardo riporta il mito alla storia e alla memoria di un territorio, ponendo una domanda: l’identità si costruisce attraverso l’immagine che abbiamo di noi o quella che ci restituisce il luogo in cui viviamo?
La mostra è arricchita da prestiti di importanti istituzioni come le Gallerie degli Uffizi, le Gallerie Estensi, il Museo di Capodimonte, i Musei Nazionali di Genova e le Gallerie dell’Accademia di Venezia. Tra gli artisti presenti figurano Vincenzo Gemito, Antonio Giovanni Boltraffio, Domenico Parodi, Jean Roos, Charles Mellin e Giulio Carpioni. L’evento rappresenta un’occasione unica per avvicinarsi alla storia dell’arte e al mito di Narciso, con un’offerta culturale che punta a coinvolgere scuole e giovani, come ha sottolineato Thomas Clement Salomon, direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica.



