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Cronaca

Cinque spari a Secondigliano: tensioni nel quartiere e riassetto dei clan

Cinque spari a Secondigliano: tensioni nel quartiere e riassetto dei clan

Secondigliano, 28 settembre 2026 – Cinque colpi di pistola esplosi in rapida successione a via Dante hanno riaccendere i riflettori sull’area nord di Napoli, un territorio segnato da una complessa rete di potere criminale. L’episodio, avvenuto in un’area riconducibile al clan Di Lauro, ha suscitato preoccupazioni per la pressione criminale e per il possibile riassetto dei gruppi dopo arresti, scarcerazioni e perdita di peso di alcune figure storiche. La scelta del luogo, in un quartiere storicamente controllato da clan locali, ha suscitato domande su chi abbia potuto mandare il messaggio e a chi.

Un messaggio nel cuore del quartiere

La sparatoria, avvenuta in un’area particolarmente delicata sul piano criminale, ha suscitato preoccupazioni per la sua natura e il contesto. Secondo le prime informazioni, i colpi sarebbero stati esplosi da due uomini in sella a una moto, che si sono poi rapidamente allontanati. La scelta di via Dante, un’area storicamente riconducibile al clan Di Lauro, ha suscitato domande su chi potesse aver mandato il messaggio e a chi. La DIA ha già descritto in diverse relazioni il fenomeno di una ridefinizione degli equilibri nel territorio di Secondigliano e Scampia, con la complessità di una rete criminale in continua trasformazione.

La pressione dei clan e il riassetto degli equilibri

Secondigliano non è un territorio criminalmente omogeneo, ma un’area in cui convivono diverse realtà con interessi economici e rapporti che possono cambiare rapidamente. L’ultima relazione della DIA ha sottolineato come il clan Licciardi e la presenza della Vanella Grassi siano ancora operativi nell’area, mentre il clan Di Lauro, pur profondamente trasformato, rimane un’entità di rilievo. Gli arresti e le collaborazioni con la giustizia hanno prodotto modifiche negli assetti e nei rapporti di forza, con conseguenze che si fanno sentire anche oggi. La sparatoria potrebbe rappresentare un segnale di una nuova fase di tensioni, con la competizione per il controllo delle piazze e degli approvvigionamenti.

Un segnale chiave arriva dal Rione Berlingieri, dove un’indagine della DDA ha portato a 11 misure cautelari per traffico di stupefacenti, rapina e estorsione. Al centro dell’inchiesta c’era la cosiddetta “piazza di 111”, ritenuta riconducibile agli interessi dei clan Licciardi e Vanella Grassi. La ricostruzione investigativa ha evidenziato come i Licciardi e la Vanella Grassi avessero sviluppato forme di cointeressenza nella gestione del traffico di droga, superando la logica della contrapposizione frontale. Questo equilibrio, però, è stato messo in discussione dagli arresti e dalle scarcerazioni di esponenti storici, che hanno portato a un riassetto degli equilibri.

La trasformazione dei modelli criminali

La capacità operativa dei clan non può essere considerata semplicemente una vicenda del passato. Anche se le inchieste degli ultimi anni hanno mostrato una trasformazione del modello criminale, con meno esposizione militare e maggiore attenzione ai traffici, la presenza di nuove leve e l’espansione di interessi in aree come Miano, Piscinola e Don Guanella hanno reso il quadro ancora più complesso. La sparatoria di via Dante potrebbe rappresentare un segnale di una nuova fase di tensioni, con la competizione per il controllo delle piazze e degli approvvigionamenti.

La DIA ha descritto proprio questo fenomeno in diverse relazioni sul territorio di Secondigliano e Scampia. Ed è proprio su questo terreno che potrebbero maturare le tensioni attuali. La domanda che ora è sul tavolo per gli investigatori non è soltanto individuare chi ha materialmente sparato, ma capire chi doveva ricevere quel messaggio. Se l’obiettivo fosse stato intimidire una persona precisa, l’episodio potrebbe avere una matrice circoscritta. Se invece i cinque colpi fossero stati esplosi per segnalare la presenza di un gruppo in una zona considerata “altrui”, il significato sarebbe molto diverso. La ricostruzione dei movimenti dei due uomini in moto, le testimonianze e le immagini delle telecamere potrebbero fornire agli investigatori gli elementi decisivi. A Secondigliano, dove negli anni le guerre di camorra hanno lasciato una lunga scia di sangue, anche cinque colpi esplosi in una strada possono rappresentare molto più di un semplice episodio di violenza. O possono non rappresentarlo affatto. Sarà l’inchiesta a stabilirlo.

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