La crisi idrica globale ha messo in luce una serie di problematiche che coinvolgono non solo l’accesso al bene comune, ma anche la governance internazionale e le politiche di sviluppo sostenibile. L’emergenza, che colpisce 2,3 miliardi di persone in aree a forte stress idrico e minaccia circa 6 miliardi entro il 2050, ha reso necessario un ripensamento radicale del modello di gestione delle risorse idriche. L’Italia, attraverso un policy paper presentato durante il Water Horizons 2026, propone una strategia basata sulla diplomazia dell’acqua, con l’obiettivo di promuovere una governance partecipativa e una cooperazione internazionale più equilibrata.
Un modello di gestione in crisi
La crisi idrica non è il frutto di condotte irrazionali dei singoli, ma deriva da persone razionali che si confrontano con regole sbagliate. Il modello attuale, basato su una forte concorrenza tra settori, ha creato una forte competizione per la risorsa, con l’agricoltura che assorbe circa il 70% del consumo, seguito dall’industria (20%) e dal settore domestico (10%). Questo squilibrio ha reso necessario un cambio di paradigma, con l’obiettivo di ripensare l’economia circolare della risorsa. Il riutilizzo delle acque reflue non è più un’opzione, ma una necessità per garantire la sostenibilità e l’accesso universale.
La domanda svela tutte le falle di un modello di consumo insostenibile. Secondo i dati FAO AQUASTAT, la scarsità idrica crea una forte competizione tra settori, dove l’agricoltura fa la parte del leone, assorbendo circa il 70% della risorsa, a fronte del 20% destinato all’industria e del 10% al settore domestico, pur se con ampie variazioni a livello regionale. La transizione verso la rigenerazione idrica passa attraverso la validazione sul campo, come spiega Guadalupe Pinna Hernandez del CIESOL, che ha sviluppato tecnologie sostenibili per la rigenerazione e il riuso idrico.
La diplomazia dell’acqua come strumento di politica estera
L’Italia, attraverso il policy paper, propone una strategia che si basa sul binomio Stato-impresa, con l’obiettivo di creare una governance partecipativa e una cooperazione internazionale più equilibrata. La diplomazia dell’acqua deve diventare un asse portante del Piano Mattei, con l’obiettivo di valorizzare l’ecosistema industriale italiano e di promuovere soluzioni tecnologiche avanzate. La Task-Force idrostrategica all’interno dell’AICS rappresenta un passo importante per coordinare le attività tra Ministero degli Esteri, ICE, centri di ricerca e aziende, creando una rete di collaborazione più efficace.
La strategia italiana si basa su quattro raccomandazioni chiave: unire le forze, promuovere la diplomazia e il Piano Mattei, creare una cabina di regia e sviluppare tecnologie e competenze. L’obiettivo è creare una sovranità condivisa, in cui i Paesi partner imparano a gestire le risorse in autonomia, riducendo la dipendenza da donatori esterni. Questo modello, se implementato correttamente, potrebbe rappresentare una soluzione sostenibile per la gestione delle risorse idriche a livello globale.
La crisi idrica ha reso evidente le tensioni geopolitiche sui grandi bacini, come sul Nilo a causa della diga GERD in Etiopia. Tuttavia, emergono anche esempi virtuosi di cooperazione transfrontaliera basati sulla proprietà comune delle infrastrutture, come l’OMVS (Organisation pour la Mise en Valeur du fleuve Sénégal), riconosciuta come un gold standard globale. L’Africa, pur possedendo vaste riserve idriche sotterranee (pari al 9% di quelle mondiali), sconta profondi deficit infrastrutturali e di finanziamento, che ostacolano l’accesso universale, lasciando circa 320 milioni di persone senza acqua potabile sicura. La Banca Mondiale ha evidenziato che la scarsità idrica agisce da catalizzatore per rischi sistemici e migrazioni forzate, stimando oltre 200 milioni di sfollati climatici entro il 2050. Questi dati mettono in luce l’urgenza di un cambiamento radicale nel modo in cui la risorsa viene gestita, con l’obiettivo di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, l’accessibilità economica e la sostenibilità ambientale.



