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lunedì 28 Settembre 2026

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Cronaca nera

L’assassino dell’ex moglie si presenta in tribunale, la famiglia rifiuta la giustizia riparativa

Processo per omicidio aggravato per Alexander Vilcherres Quilla, accusato di aver ucciso Geraldine Nuñez Sanchez Yadana a Monza.

Il 16 luglio 2025, la Corte di Assise di Monza ha iniziato il dibattimento per Alexander Vilcherres Quilla, un peruviano di 34 anni accusato di omicidio volontario aggravato e stalking. L’imputato, che rischia l’ergastolo, è stato accusato di aver ucciso Geraldine Nuñez Sanchez Yadana, una donna di 33 anni, dopo averla perseguitata in Perù e in Brianza. La vittima, madre di due figli, era fuggita con i bambini per evitare il pericolo che le minacciava da parte del suo ex marito. Il processo, che si svolge in un contesto di forte tensione emotiva, ha visto la partecipazione della madre di Geraldine, Juana, 53 anni, che ora si prende cura dei nipoti, e dello zio della vittima.

La relazione tossica e le minacce

Secondo le dichiarazioni del figlio maggiore della vittima, il padre di Geraldine era un uomo perseguitato e violento. Il ragazzo ha raccontato che la madre aveva paura di lui e che, quando lui si presentava, lei si fermava a parlare con lui per timore di essere ferita. La relazione era segnata da minacce e violenza, con episodi di aggressione fisica. “Lui voleva tornare con la mamma e diceva che così avremmo avuto una vita migliore”, ha detto il diciassettenne, ma ha anche sottolineato che “era una persona molto cattiva, litigavano sempre e quando era ubriaco si arrabbiava e alzava le mani, la picchiava e le faceva male”. Il giovane ha anche rivelato di aver sentito la madre parlare con un’amica al telefono delle minacce che riceveva, e di aver trovato un messaggio in cui lei scriveva che, se non tornavano insieme, l’ex era capace di fare qualsiasi cosa.

La morte e la scoperta

La morte di Geraldine è avvenuta il 16 luglio 2025, quando il figlio, preoccupato perché la madre non tornava a casa dal lavoro, ha trovato la donna nell’ex caserma abbandonata, ormai priva di vita. Il ragazzo ha confermato che la vittima era ancora perseguitata dall’ex e che, nonostante la fuga in Italia, il pericolo non era cessato. La famiglia di Geraldine ha rifiutato di partecipare a un percorso di giustizia riparativa, che avrebbe potuto portare a un sconto sulla pena per l’imputato. La famiglia ha scelto la verità e la punizione, non una forma di riconciliazione. “Io non sapevo che mio padre era venuto in Italia, l’ho scoperto il giorno del compleanno di mio fratello quando si è presentato fuori casa e voleva entrare, ma io non volevo perché ce ne siamo andati dal Perù proprio per non vederlo più”, ha raccontato il figlio, con due paraventi a impedire che padre e figlio si potessero guardare, come chiesto dalle assistenti sociali per tutelare il ragazzo.

Il processo, che si svolge in un contesto di forte emozione e tensione, ha visto l’imputato interrogato in aula, con la possibilità di venire interrogato di persona o di procedere con la discussione del processo. La madre di Geraldine, Juana, ha espresso il suo dolore e la sua determinazione a portare avanti la giustizia, mentre lo zio della vittima ha espresso il suo sostegno. La famiglia, tuttavia, ha rifiutato qualsiasi forma di giustizia riparativa, preferendo la verità e la punizione per l’omicidio commesso.

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