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lunedì 28 Settembre 2026

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Salute

Miti sul vaccino difterico sfatati: dati e fatti scientifici

Sfato miti sul vaccino difterico con dati ISS e casi reali. La verità scientifica sulle accuse di metalli pesanti.

Un video anti-vaccinazione circolato su Facebook ha alimentato timori infondati sul vaccino difterico, accusandolo di contenere metalli pesanti e di trasformare i sani in malati. Tuttavia, dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e il tragico caso di una bimba di quattro anni morta a Palermo per difterite dopo non aver ricevuto la vaccinazione, dimostrano il contrario. L’ISS ha confermato che il vaccino è sicuro, efficace e non contiene sostanze tossiche in quantità pericolose. La vaccinazione anti-difterite è obbligatoria in Italia dal 1939 e ha salvato milioni di vite.

La composizione del vaccino e l’assenza di metalli pesanti

Il vaccino attualmente in uso è un preparato esavalente che contiene una componente tossoide della difterite, una forma inattivata della tossina prodotta da Corynebacterium diphtheriae. Questa tossina è adsorbita su idrossido di alluminio, che funge da adiuvante per potenziare la risposta immunitaria. Il foglio illustrativo dell’AIFA indica che ogni dose contiene 0,5 mg di alluminio legato al tossoide difterico-tetanico-pertosse e ulteriori 0,32 mg legati alle componenti epatite B e Hib. Non è presente mercurio né thimerosal. L’alluminio usato come adiuvante non rientra nella definizione tossicologica di “metallo pesante”. Le quantità di alluminio nel vaccino sono paragonabili a quelle assunte quotidianamente con gli alimenti. Una dieta media fornisce tra 7 e 9 mg di alluminio al giorno, mentre la dose vaccinale ne fornisce meno di 1 mg. Questo confronto dimostra che l’assunzione di alluminio attraverso il vaccino non rappresenta un rischio per la salute.

Statistiche e dati di sorveglianza

Dal 2019 ad agosto 2026, l’ISS ha registrato soltanto 14 casi confermati di difterite in Italia; la maggior parte di questi era collegata a viaggi all’estero. Il basso numero di casi dimostra che la copertura vaccinale ha reso la malattia estremamente rara, ma non ancora scomparsa, per cui il richiamo rimane consigliato. Prima dell’introduzione del vaccino, la difterite provocava decine di migliaia di casi all’anno e circa 1.500 morti tra i bambini. La vaccinazione ha prevenuto circa due milioni di casi nel periodo 1939-2015.

Il caso di Palermo ha messo in luce l’efficacia del vaccino. Una bimba di quattro anni, non vaccinata, è morta per difterite, mentre il suo cuginetto, vaccinato, ha contratto la stessa infezione ma ha sviluppato una forma molto più lieve. Questo confronto diretto dimostra che il vaccino non “trasforma i sani in malati”, ma al contrario attenua la gravità dell’infezione, confermando le statistiche dell’ISS.

Il video, diffuso il 30 agosto 2026 da una farmacista di Casale Monferrato, è stato rapidamente condiviso da gruppi No Vax, presentandosi come risposta al decesso della bimba di Palermo. L’autrice, Paola Arminio, accusa genericamente medici, avvocati, architetti e politici di avere un interesse economico nel mantenere la popolazione malata. Tuttavia, le sue affermazioni non sono supportate da dati scientifici e sono state smentite dall’ISS. La diffusione di notizie false, soprattutto in momenti di tragedia, può compromettere la salute pubblica, perciò è cruciale affidarsi a fonti ufficiali come l’ISS.

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