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lunedì 28 Settembre 2026

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Politica

Il Ponte sullo Stretto: TiTengoStretto chiede un accertamento tecnico prima del via

Il comitato TiTengoStretto chiede al Cipess di verificare la fattibilità del Ponte sullo Stretto prima di procedere.

Il Ponte sullo Stretto torna al centro delle polemiche tra tecnica e politica. Il comitato TiTengoStretto di Villa San Giovanni, insieme all’associazione “Invece del Ponte”, ha rilanciato la diffida al Cipess, richiedendo un accertamento tecnico prima di procedere con la decisione finale. La base del dibattito è il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, che ha individuato 361 prescrizioni vincolanti, 166 delle quali richiedono nuove indagini, studi e verifiche. La questione non è solo tecnica, ma anche di natura procedurale e politica.

Prescrizioni tecniche e vincoli legali

Il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, articolato in 353 pagine, ha evidenziato una serie di criticità che potrebbero influire sulla configurazione stessa dell’opera. Tra le prescrizioni, quelle relative a indagini geologiche, faglie attive, azioni sismiche, fondazioni e ancoraggi, comportamento aerodinamico delle torri, impalcato e cavi, caratteristiche degli acciai, carichi e temperature di progetto, sicurezza della circolazione e condizioni della navigazione. Il comitato TiTengoStretto sostiene che, per risolverle, sono necessari ulteriori approfondimenti tecnici, che potrebbero modificare la progettazione e, di conseguenza, i costi dell’opera.

La politica non può sostituirsi agli accertamenti tecnici. La presidente del comitato, Rossella Bulsei, ha sottolineato che il progetto non può considerarsi definitivo finché non saranno state effettivamente superate tutte le prescrizioni. “Questo progetto può dirsi definitivo solo perché ha ottenuto dei lasciapassare con prescrizioni”, ha affermato. Secondo Bulsei, il numero delle prescrizioni è elevato, ma la loro natura è ancora più significativa. Per rispettare 166 di esse, sarebbero necessari studi, analisi e prove propedeutiche alla prosecuzione della progettazione. Questo, a sua volta, potrebbe mettere in dubbio la fattibilità dell’opera.

La tensione tra tecnica e decisioni politiche

Il dibattito si concentra su un punto cruciale: il Cipess può procedere alla decisione finale senza che il Consiglio superiore dei lavori pubblici abbia verificato l’effettivo superamento delle criticità da esso stesso individuate? Gli oppositori sostengono che la politica non può sostituirsi agli accertamenti tecnici, e che la decisione finale deve basarsi su dati verificati. “La politica può accelerare le procedure, ma non può sostituirsi agli accertamenti tecnici sulla fattibilità di una mega opera”, ha sottolineato TiTengoStretto.

La questione non riguarda solo la tecnica, ma anche l’impatto sociale e economico. Il comitato ha messo in evidenza il protrarsi della tensione sociale tra i residenti di Messina e Villa San Giovanni, e ha chiesto di quantificare il danno economico derivante dagli espropri e dall’immobilizzazione della pianificazione urbanistica. È arrivato il momento di chiedersi quanto il Ponte della propaganda stia danneggiando l’erario pubblico. La partita si chiude con una domanda chiara: non si tratta di volere o meno il Ponte, ma di accertare se un progetto accompagnato da centinaia di prescrizioni tecniche, alcune delle quali subordinate a nuove indagini e verifiche, possa considerarsi “definitivamente definito” prima che quelle verifiche abbiano prodotto i loro risultati. La decisione del Cipess, quindi, dovrà tener conto di un accertamento tecnico completo, altrimenti rischierà di procedere su dati incompleti o non verificati.

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