A Venezia sono state sequestrate bottiglie di Aperol e Campari che, secondo gli accertamenti, erano state riempite con alcolici diversi da quelli indicati in etichetta. Il controllo, effettuato in un pubblico esercizio di Cannaregio, ha rivelato irregolarità nella commercializzazione degli alcolici, mancanza di tracciabilità degli alimenti e carenze igieniche. Le bottiglie, con sigilli del tappo manomessi e contrassegni di Stato staccati, erano riempite fino all’orlo, suggerendo un uso improprio dei contenitori originali per contenere prodotti non di marca.
Truffa con bottiglie pregiate e alcolici di sottomarca
Il sistema utilizzato per ridurre i costi prevede il travaso di prodotti non di marca all’interno di bottiglie di marca, creando l’illusione di offrire un prodotto originale a un prezzo inferiore. Questo tipo di pratica, sebbene non costituisca di per sé un reato, inganna il cliente e distorce il mercato. L’assessore comunale al Commercio, Sebastiano Costalonga, ha spiegato che il vantaggio economico deriva proprio dalla differenza di costo tra il prodotto effettivamente acquistato e quello che il cliente crede di ricevere.
La pratica ha un doppio effetto negativo: inganna il cliente e danneggia la reputazione dei locali corretti.
Il problema nasce quando una bevanda viene presentata come un prodotto di marca mentre nel bicchiere finisce un altro ingrediente. La vicenda ha riportato al centro il tema del prezzo dello spritz, soprattutto nei locali caratterizzati da listini particolarmente bassi. Il punto non è il prezzo in sé, ma il rapporto tra quanto viene richiesto al cliente e il costo effettivo degli ingredienti utilizzati.
Controlli sanitari e mancanza di tracciabilità
Il controllo non si è limitato alle bottiglie. Nel banco frigo sono stati trovati circa 250 alimenti privi di tracciabilità, che sono stati sottoposti a sequestro amministrativo. La mancanza di documentazione relativa alla provenienza delle materie prime ha comportato una sanzione di 2.000 euro. Inoltre, sono state rilevate carenze igienico-sanitarie, come la presenza di formiche sul banco espositore e la mancanza di manutenzione in alcuni spazi. Per questo motivo è stato disposto lo smaltimento di circa 7 kg di prodotti di pasticceria esposti nel locale.
La mancanza di tracciabilità rappresenta un rischio per la salute del consumatore e per la reputazione dei locali.
Il quadro emerso dal controllo comprende tre ambiti distinti: la presunta irregolarità nella commercializzazione degli alcolici, la mancata tracciabilità degli alimenti e le carenze nelle condizioni igieniche del pubblico esercizio. L’assessore ha sottolineato che il problema non riguarda solo il prezzo, ma il rapporto tra quanto viene richiesto al cliente e il costo effettivo degli ingredienti utilizzati. «È un doppio danno», ha dichiarato Costalonga, sottolineando come la pratica possa far apparire il barista truffatore come più onesto, mentre i locali corretti vengono accusati di lucrare. La vicenda ha riportato al centro il tema della tracciabilità e della qualità degli alimenti serviti nei pubblici esercizi. La pratica, sebbene non sempre illegale, rappresenta un rischio per la salute del consumatore e per la reputazione dei locali. L’attenzione dei controlli sanitari e la collaborazione tra enti locali e autorità di vigilanza sono fondamentali per garantire la trasparenza e la sicurezza nel settore enogastronomico.



