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martedì 29 Settembre 2026

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Cronaca nera

Accoltellamento a Treviso, il 18enne: «Ho perso la testa, ero sotto l’effetto di sostanze»

Un 18enne accusato di tentato omicidio a Treviso ha ammesso di aver perso la testa dopo aver assunto sostanze. L’udienza di convalida si è svolta oggi.

Nel pomeriggio di oggi, 29 settembre 2026, si è svolta l’udienza di convalida e l’interrogatorio di garanzia per Mouhamed Ndiaye, un ragazzo di 18 anni di origine gambiana accusato di aver accoltellato un 21enne a Treviso. L’aggressione, avvenuta sabato sera in pieno centro, si è verificata in via Barberia, nel cuore della città. Il giovane, che ha confermato le accuse, ha spiegato di aver perso la testa e di essere stato sotto l’effetto di sostanze. «Ho perso la testa, ero sotto l’effetto di sostanze», ha detto Ndiaye durante l’interrogatorio.

La reazione e le ferite

Secondo quanto emerso durante l’udienza, Ndiaye ha iniziato l’aggressione con calci e pugni al corpo del 21enne, come confermato dal referto del pronto soccorso. Dopo averlo colpito con un fendente al fianco destro, ha estratto un coltello. «Non ero lucido», ha sottolineato il ragazzo. Il 21enne, però, è stato dimesso dopo soli tre ore dal suo arrivo al Ca’ Foncello, senza aver subìto danni gravi. L’arma non è stata trovata, ma Ndiaye ha dato indicazioni su dove sarebbe stata abbandonata. Il difensore ha contestato la gravità del reato. L’avvocato Andrea Zambon ha sottolineato che il referto non indica pericolosità della ferita, che non ha attinto organi vitali. Inoltre, ha sottolineato che il 21enne è stato dimesso in fretta, confermando l’assenza di conseguenze gravi. Il legale ha anche richiesto una riduzione della misura cautelare, preferendo arresti domiciliari o obbligo di dimora a Spresiano.

Le contestazioni e i precedenti

Il gip Carlo Colombo ha confermato la misura cautelare in carcere per Ndiaye, nonostante le richieste del difensore di una misura più lieve. Il ragazzo, che ha compiuto la maggiore età il 14 agosto 2026, ha un passato di reati gravi commessi quando era minorenne, tra cui una rapina che lo ha visto scontare un periodo in comunità. Durante l’udienza, Ndiaye ha ammesso di aver perso le staffe dopo un commento inopportuno e una risposta stizzita della vittima.

Altri giovani sono stati coinvolti nell’episodio. Secondo le indagini, altri tre giovani, due 17enni e un 19enne, sono stati coinvolti nell’aggressione e sono stati denunciati a piede libero. Ndiaye ha raccontato di aver diretto subito verso Piazza Duomo dopo l’aggressione. Il 18enne ha espresso rammarico per l’episodio e ha dichiarato di essere pronto a risarcire la vittima. «Sono molto dispiaciuto per ciò che è successo e quello che ho fatto — ha detto — e sono pronto a risarcire la vittima».

La decisione del gip ha tenuto conto dei precedenti di Ndiaye, che, pur essendo maggiorenne, ha un passato di reati gravi. L’udienza ha visto il ragazzo ammettere la sua responsabilità e la sua condotta, ma non ha portato a una riduzione della misura cautelare. Il caso rimane un esempio di come i fattori psicologici e le condizioni di salute possano influenzare le decisioni di un individuo, anche in contesti di violenza.

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