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martedì 29 Settembre 2026

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Acqua nel Catanese, il vertice dell’Ati cambia e si prepara alla battaglia con Sie

L’Ati cambia vertice e si prepara a nuove sfide nella gestione dell’acqua nel Catanese.

La gestione dell’acqua nel Catanese si muove su un terreno di tensione, con l’Ati che ha visto modificarsi il suo vertice e prepararsi a nuove battaglie legali e politiche. Dopo due anni di dibattito e contrasti, l’Assemblea territoriale idrica ha deciso di risolvere i rapporti con Sie, la società pubblico-privata che aveva ottenuto il diritto di gestire il servizio idrico per 29 anni. La decisione, approvata in un’accesa seduta, ha portato a un cambio di vertice all’Ati, con Vincenzo Santonocito che assume la guida del consiglio direttivo al posto di Fabio Mancuso, sospeso per un’indagine legata a un reato di bancarotta.

La battaglia giudiziaria tra Ati e Sie

La causa, che vedrà contrapposte l’Ati e la Sie, è in fase di esame davanti ai giudici amministrativi. A novembre, i giudici entreranno nel merito del ricorso e decideranno se la società di Cassar possa tornare a vantare il diritto di gestire il servizio o se, invece, dovrà uscire definitivamente dal mercato. La decisione del Cga, che ha riconosciuto il diritto a Sie ma non accolto la sospensiva chiesta, ha mantenuto in essere la risoluzione del contratto. La partita, però, non è ancora conclusa: la società di Cassar ha già iniziato a valutare alternative e potrebbe cercare di rilevare il servizio a condizioni diverse.

Le posizioni dei sindaci e della Sie

La disputa tra Ati e Sie ha visto l’interferenza diretta dei sindaci, che hanno svolto un ruolo chiave nel dibattito. L’Ati ha accusato la società di lentezza e mancanza di solidità finanziaria, mentre Sie ha puntato il dito contro l’ostruzionismo dei sindaci. La società, guidata da Sergio Cassar, ha sostenuto che i ritardi nella gestione del servizio fossero dovuti a una politica che aveva cercato di mettere il bastone tra le ruote. Per la Sie, il piano d’ambito e la tariffa non approvati sono stati un ostacolo insormontabile per avviare la gestione unica.

La situazione ha portato a un lungo batti e ribatti, culminati nel giugno scorso con la risoluzione dei rapporti. L’Assemblea territoriale idrica ha deliberato di chiedere al Cga di valutare se i passaggi effettuati nei due anni precedenti potessero essere considerati adempimenti. La società, però, non ha accettato la decisione e ha rivolto ricorso ai tribunali. La partita, quindi, è ancora in sospeso e dipende dal verdetto dei giudici.

Intanto, il Partito democratico ha lanciato una proposta alternativa, che mira a un modello di gestione dell’acqua interamente pubblico. Durante la Festa dell’Unità a Catania, il segretario provinciale Giuseppe Pappalardo ha sottolineato la necessità di un cambio di modello, sostenendo che l’acqua pubblica non significa necessariamente una gestione da parte della politica. La proposta prevede un soggetto solido e competente, in grado di programmare investimenti e intercettare risorse europee, nazionali e regionali. La gestione, però, deve essere affidata a competenze tecniche e professionali, non a decisioni politiche. La strada per realizzare questa proposta, però, dipende dal verdetto dei giudici amministrativi. Solo dopo la decisione finale si saprà se il modello proposto dal Pd potrà essere messo in atto o se, invece, la battaglia tra Ati e Sie continuerà a definire il futuro del servizio idrico nel Catanese.

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