Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, si è scusata per aver distorto la storia dell’antisemitismo, riconoscendo di aver frainteso il termine “Muselmann” e di averne dedotto un significato errato. L’errore, pur non essendo un lapsus, ha suscitato dibattito su come un esperta del diritto internazionale possa confondere concetti così carichi di storia. La sua scusa, presentata in inglese, ha riconosciuto di aver interpretato male il termine, ma non ha risolto le critiche sul suo metodo di ragionamento.
Un errore che non cancella il dubbio
Albanese ha chiarito di aver frainteso il termine “Muselmann”, utilizzato nei campi nazisti per indicare i prigionieri in fin di vita, e di averne dedotto un significato errato per l’antisemitismo. Tuttavia, la confusione rimane: il termine “antisemitismo” è stato coniato specificatamente per indicare l’odio verso gli ebrei, non verso tutti i popoli semitici. La sua interpretazione, pur se corretta in parte, ha suscitato critiche su come un esperta possa permettersi tali errori.
Le scuse ritirano l’affermazione; lasciano intatta la domanda sul metodo. Il suo non è un lapsus, non è una svista da conferenza stampa, non è una data sbagliata. Albanese è la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. È una giurista. Il suo mestiere è maneggiare le parole con precisione, perché le parole, nel diritto internazionale, sono tutto.
Un metodo che parte dalla conclusione
Albanese ha spesso usato un metodo di ragionamento che parte dalla conclusione, un approccio che ha suscitato dibattito. Nell’intervista al sindacato argentino CLATE, ha descritto il cessate il fuoco a Gaza come una «grande distrazione, uno strumento per spegnere la mobilitazione internazionale». Questo tipo di dichiarazione ha alimentato il dibattito su come un esperta possa influenzare la percezione di eventi complessi. Ha anche definito la soluzione dei due popoli, due Stati, una «decisione sadica», richiamando l’espansione degli insediamenti. Questo tipo di dichiarazione ha suscitato critiche, soprattutto perché sembra ignorare la complessità del conflitto e le alternative possibili. La sua posizione, pur se non intenzionalmente polemica, ha alimentato il dibattito su come un esperta possa influenzare la percezione di eventi complessi.
Chi ricopre un incarico ONU ha un dovere di rigore superiore a quello di chiunque altro, proprio perché la sua parola viene presa per buona da governi, tribunali e media. Se sbaglia sulle arterie e sulle vene, il paziente non è lei. Il paziente è la causa che dice di difendere. Le scuse sono state presentate, ma a un chirurgo che confonde le arterie con le vene non si chiede solo di scusarsi. Gli si chiede di posare il bisturi e tornare sui libri. La sua posizione, pur se non intenzionalmente malevola, ha suscitato preoccupazioni su come le sue parole possano influenzare la percezione di eventi complessi. La sua scusa, pur se sincera, non ha risolto le critiche sul suo metodo di ragionamento.



