Le intercettazioni di una indagine in corso sull’Alta Velocità Napoli-Bari hanno rivelato un sistema di caporalato che coinvolge operai egiziani, con condizioni di lavoro estenuanti e sfruttamento sistematico. Secondo le dichiarazioni di Dante Salzillo, uno dei dominus di Areco Srl, una delle società coinvolte nei lavori, i lavoratori egiziani venivano sottoposti a turni di lavoro di 10, 12, 14, 16 o 20 ore, con dormite di 3-4 ore e nuovi turni immediati. Le condizioni di lavoro sono descritte come disumane e sottopagate.
Caporalato e controllo su operai e famiglie
Ali Abdelati, un egiziano formalmente dipendente di Areco Srl, è indicato come il regista del caporalato. Secondo le intercettazioni, egli aveva pieno controllo sui propri operai e la sua influenza si estendeva anche alle loro famiglie in Egitto. Salah dava a campare anche i genitori dei lavoratori, perché gli mandava le persone. L’interlocutore di Salzillo ha commentato: “È come se avesse i carcerati”, sottolineando il livello di controllo e sfruttamento. Inoltre, Salah era coinvolto in un sistema di reclutamento fuorilegge, che violava tutte le norme sul lavoro e permetteva di regolarizzare la posizione dei lavoratori extracomunitari privi di permesso di soggiorno.
Truffe e falsificazioni di documenti
Secondo gli inquirenti, venivano truccate le norme in materia di formazione obbligatoria sulla salute e la sicurezza. I lavoratori erano lasciati privi di una preparazione adeguata sui rischi connessi alle mansioni esercitate. Salah era indicato come il “traduttore” dei finti corsi in lingua araba, mentre Areco utilizzava fogli in bianco già sottoscritti dall’egiziano. Le false certificazioni hanno permesso di evitare controlli e garantire un lavoro irregolare. Le indagini hanno anche documentato un’operazione finalizzata al trasferimento di circa 300.000 euro in Egitto. Salah si era rivolto a Dante Salzillo, che ne aveva parlato con Domenico Di Lillo, vicino al clan Belforte. Salzillo e Di Lillo hanno concordato le modalità dell’operazione, con Salzillo che ha garantito i soldi e Di Lillo che ha approvato l’azione. La truffa è stata organizzata in modo discreto, senza che nessuno ne fosse a conoscenza.
Un sistema di sfruttamento strutturato
Le intercettazioni rivelano un sistema di sfruttamento strutturato, con la collaborazione tra società come Areco Srl e individui come Ali Abdelati. I lavoratori egiziani, spesso privi di documenti, venivano sottoposti a condizioni di lavoro estenuanti e senza alcuna forma di protezione. Le intercettazioni sono considerate autoevidenti, e il caporalato degli egiziani era una prassi in alcuni cantieri dell’Alta Velocità Napoli-Bari. La Procura guidata da Nicola Gratteri ha aperto un’inchiesta su questa operazione, che coinvolge anche la Finanza e il pm Henry John Woodcock.
Le indagini hanno anche rivelato che i lavoratori erano sottoposti a turni di lavoro estenuanti, con condizioni di alloggio in ruderi in campagna, dove venivano ospitati in modo non regolamentare. La situazione è stata descritta come una forma di sfruttamento che va oltre il semplice caporalato. L’operazione ha coinvolto non solo i lavoratori, ma anche le loro famiglie, con un controllo totale su ogni aspetto della loro vita.



