La festa ebraica di Sukkot si svolge oggi a Yad Mordechai, un piccolo lembo di terra a pochi metri dalla Striscia di Gaza, dove migliaia di coloni israeliani hanno dato appuntamento per celebrare la ricorrenza. Tra tende bianche e schermi che mostrano i bombardamenti su Rafah, i coloni si muovono in un’atmosfera di festa e determinazione, con un chiaro messaggio politico: la colonizzazione della Striscia di Gaza è una priorità. La festa, che ricorda il viaggio del popolo ebraico nel deserto, si svolge in un contesto di tensioni internazionali e di una politica israeliana in evoluzione.
Un simbolo di resistenza e di espansione
La presenza dei coloni a Gaza è vista come necessaria per la sicurezza di Israele, per evitare un nuovo 7 ottobre. Zahava Har-Tuv, 20 anni, vive nelle Alture del Golan, territorio siriano considerato occupato dal diritto internazionele, racconta di essere venuta a Yad Mordechai per passare una giornata di festa con la sua gente. Dietro di lei, le sagome dei palazzi distrutti delle città di Beit Hanoun e Jabalia riempiono la scena. La sua voce viene interrotta solo ogni tanto dai colpi di artiglieria alle sue spalle.
La presenza dei coloni a Gaza è necessaria per la sicurezza di Israele.
Zahava sostiene che la presenza dei coloni a Gaza è necessaria per la sicurezza di Israele, per evitare un nuovo 7 ottobre. Poco importa se avverrà tra domani o tra dieci anni. Quando la politica sarà chiamata a decidere, «la sua gente» avrà già agito e la tenda piantata oggi in fretta e furia sarà diventata un gruppo di case, rendendo impossibile qualsiasi cambiamento. Quello che oggi sono solo alcune tende fuori dalla Striscia di Gaza domani potrebbero diventare un insediamento permanente.
Un movimento che anticipa la politica
Il movimento Nachala, guidato da Daniella Weiss, la “madrina” dei coloni, sostiene la costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania. Weiss, sanzionata da Canada e Regno Unito, è oggi alleata di ministri di governo come Ben Gvir e Smotrich e influenza Katz e Netanyahu. I coloni, come Zahava, sostengono che la politica israeliana deve incoraggiare l’emigrazione volontaria di tutti gli arabi. Se i palestinesi vorranno restare saranno per sempre cittadini di serie B.
La politica israeliana deve incoraggiare l’emigrazione volontaria di tutti gli arabi.
La costruzione di un avamposto è un obiettivo che prescinde dal supporto governativo. «Quando vediamo una collina mandiamo i nostri ragazzi con le pecore e le tende per occuparla. Poi in poco tempo portiamo i carovan e prefabbricati. Non importa se il governo ci supporta o se per la legge israeliana gli insediamenti sono illegali», spiega Zahava. Ed è proprio in questa pratica che i coloni anticipano la politica e dettano l’agenda di governo. La situazione in Cisgiordania è in evoluzione. Solo negli ultimi quattro anni ne sono sorti 185 insediamenti e oggi costituiscono circa il 20% della terra palestinese in Cisgiordania. Poche persone che rendono impossibile la vita dei palestinesi, tenendo in scacco città da migliaia di abitanti. Gli insediamenti sono un simbolo di resistenza e di espansione, ma anche di una politica in evoluzione, che vede un maggiore consenso da parte di tutti i partiti verso i coloni.



