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martedì 29 Settembre 2026

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Tecnologia

Google testa chip per l’AI nello spazio per ridurre l’energia e l’opposizione

Google sperimenta chip per l’AI nello spazio per ridurre consumo energetico e opposizione locale.

Google ha annunciato di voler testare chip per l’intelligenza artificiale nello spazio, come primo passo per spostare una parte dei data center in orbita. L’obiettivo è ridurre il consumo di energia e acqua, che ha suscitato crescente opposizione nelle comunità locali. Il progetto, denominato MTV, prevede l’utilizzo di un satellite già pronto di Planet Labs, lanciato da SpaceX dalla Vandenberg Space Force Base in California. L’esperienza servirà a valutare la resistenza dei chip in condizioni estreme e a testare la loro capacità di funzionare in orbita.

Resistenza ai danni e sfide tecnologiche

Il satellite MTV, dimensioni simili a un frigorifero, è dotato di quattro chip specializzati, noti come “Tensor Processing Unit” (TPU), con una potenza di calcolo equivalente a un singolo server di un data center tradizionale. I pannelli solari del satellite forniranno circa un kilowatt di energia, sufficiente a far funzionare un asciugacapelli. Il satellite risponderà a semplici interrogazioni di Gemini, l’intelligenza artificiale di Google, permettendo di testare il hardware in condizioni estreme. MTV rimarrà operativo per un anno e, alla fine, si disintegrerà durante la discesa attraverso l’atmosfera.

Una delle sfide principali è la gestione del calore. Nello spazio, le ventole non funzionano, quindi il calore deve essere dissipato per irraggiamento. Google ha sviluppato interfacce termiche per collegare i chip a strati di alluminio e rame, permettendo la dispersione del calore. Tuttavia, i chip possono funzionare nello spazio solo per circa 15 minuti prima di dover essere spenti per il raffreddamento. La soluzione potrebbe richiedere anni di test e investimenti ingenti.

Orbite eliosincrone e impatto ambientale

L’orbita ottimale per i data center è sicuramente quella eliosincrona, che sorvola le regioni della terra sempre alla stessa ora. Le tipiche orbite eliosincrone sono quelle denominate mezzogiorno-mezzanotte e alba-tramonto. L’orbita alba-tramonto permette una costante illuminazione del Sole sui pannelli solari, garantendo energia continua ai server. Tuttavia, i lanci di satelliti e i loro rientri creano preoccupazioni ambientali. Gli ossidi di alluminio, ad esempio, reagiscono con l’ozono e lo dissociano, riducendo la protezione contro i raggi ultravioletti. Google valuta anche la costruzione di un satellite su misura lungo quanto un campo da calcio, che potrebbe diventare parte di una flotta di satelliti in grado di operare come un gigantesco data center. Tuttavia, i costi e i problemi tecnici rimangono significativi. L’azienda, come altri giganti dell’AI, è già indebitata per i data center sulla terra. Andare nello spazio fornisce energia gratuita, ma gli investimenti sono veramente astronomici.

Le comunità locali non accettano i data center a terra

Nonostante i vantaggi, il progetto ha suscitato critiche. Molti considerano le orbite un bene comune dell’umanità, e non dovrebbero essere occupate da aziende private. Inoltre, gli abitanti delle aree interessate non vogliono i data center, a causa del consumo di energia e acqua e dell’impatto ambientale. Google, però, continua a sottolineare che MTV non è un data center ma una prova tecnologica per testare il proprio hardware in condizioni estreme.

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