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martedì 29 Settembre 2026

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Esteri

L’Europa si arma: i progetti che riducono la dipendenza dagli Stati Uniti

L’Europa lancia cinque progetti per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti nella difesa. Sfida per la cooperazione e la sicurezza.

L’Unione europea ha approvato i primi cinque progetti di difesa di interesse comune, un passo significativo verso l’autonomia strategica e la riduzione della dipendenza dagli Stati Uniti. I progetti, scelti tra nove proposte, mirano a colmare lacune critiche emerse dalla guerra in Ucraina e a creare un’architettura federata di difesa. L’obiettivo è collegare le difese nazionali in un sistema capace di condividere sensori, dati e intercettori contro minacce moderne come droni, missili da crociera e balistici. La decisione, presa il 28 settembre 2026, segna un cambiamento nella politica estera europea, che non si limita a un’idea di potenza civile, ma si concentra anche sulla credibilità della sicurezza.

La dipendenza dagli Stati Uniti e la scommessa europea

Il filo che lega i cinque progetti è la dipendenza europea dalle forze armate statunitensi in quelli che i militari chiamano “abilitanti strategici”: l’allerta precoce dallo spazio, l’intelligence satellitare, la difesa missilistica, la guerra antisommergibile e la presenza sul fianco orientale. Sono proprio le capacità che gli europei non hanno mai sviluppato, contando sul fatto che le avrebbe fornite Washington. Quella scommessa oggi è diventata un rischio. Nel marzo 2025 l’amministrazione Trump sospese per alcuni giorni la condivisione di intelligence e le forniture militari all’Ucraina, mostrando che l’accesso alle capacità americane può diventare una leva negoziale.

La guerra in Ucraina ha reso evidente la fragilità della dipendenza dagli Stati Uniti.

Progetti di difesa: da droni a satelliti

I progetti sono il primo risultato concreto del percorso di Readiness 2030, un piano che mira a rafforzare la capacità difensiva dell’Unione. Il primo progetto, DECODER, è dedicato ai droni e ai sistemi per contrastarli. È il più piccolo per budget, tra 3,5 e 5 miliardi entro il 2033, ma il più partecipato, con ventisei Stati membri, Norvegia e Ucraina. La guerra in Ucraina ha mostrato che droni da poche centinaia di euro possono neutralizzare mezzi da milioni, e che abbatterli con missili costosi è insostenibile. Servono produzione di massa e intercettori economici, e l’esperienza ucraina è qui un patrimonio insostituibile.

Il secondo progetto, EU-FIAMD, mira alla difesa aerea e missilistica integrata con allerta precoce, tra 55 e 80 miliardi entro il 2040. L’obiettivo è collegare le difese nazionali in un’architettura “federata”, capace di condividere sensori, dati e intercettori contro droni, missili da crociera e balistici. Oggi la difesa missilistica europea poggia in larga parte su sistemi, radar e comando americani: è la lacuna più costosa e più pericolosa da lasciare aperta. Il progetto deve anche comporre una divergenza che ha diviso gli europei negli ultimi anni, tra la European Sky Shield Initiative promossa da Berlino e la preferenza di Francia e Italia per soluzioni europee come il SAMP/T.

La federazione delle difese è la chiave per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti.

Il terzo progetto, IMSD, si concentra sulla difesa marittima e dei fondali, tra 43 e 72 miliardi entro il 2045. Protegge cavi, gasdotti ed elettrodotti sottomarini, porti e piattaforme offshore, con sensori subacquei, droni sottomarini e capacità antisommergibile. I danneggiamenti nel Baltico del 2023 e del 2024 hanno mostrato che i fondali sono il ventre molle della sicurezza europea, esposto a operazioni ibride difficili da attribuire. Da quei cavi passa la quasi totalità delle comunicazioni intercontinentali e delle transazioni finanziarie, e una parte crescente della sua energia.

Il quarto progetto, SPACE, fino a 24 miliardi entro il 2034, si occupa di satelliti per l’allerta precoce contro i lanci missilistici, comunicazioni governative sicure, intelligence e ricognizione, sorveglianza dello spazio e navigazione resistente al disturbo elettronico. È il progetto più direttamente legato all’autonomia, perché è nello spazio che la dipendenza europea dagli Stati Uniti è più profonda. Oggi l’Europa non dispone di satelliti propri in grado di rilevare il lancio di un missile balistico: questa informazione, da cui dipende ogni difesa antimissile, arriva dai sistemi americani.

Il quinto progetto, Eastern Flank Watch, tra 60 e 100 miliardi entro il 2036, mira a rafforzare la deterrenza lungo il fianco orientale. Non è una semplice barriera lungo il confine, ma un sistema multid

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