L’intelligenza artificiale promette di migliorare la vita, ma potrebbe anche ampliare le disuguaglianze globali. È il monito dell’Alto commissario ONU per i diritti umani, Volker Türk, che ha sottolineato come la tecnologia possa mettere a rischio la capacità umana di agire e decidere autonomamente. La sua preoccupazione riguarda l’impatto dell’AI sul lavoro, sullo sviluppo cognitivo e sulle disuguaglianze esistenti nel mondo. «È uno dei punti interrogativi più grandi perché l’intelligenza artificiale potrebbe aumentare ulteriormente le disuguaglianze nel mondo», ha detto. La sua voce si unisce a un dibattito globale su come gestire una tecnologia che, se non guidata con responsabilità, potrebbe concentrare il potere in poche mani.
Il potere è nelle nostre mani
Volker Türk ha ricordato che il futuro dell’AI non è inevitabile, ma dipende dalle scelte che facciamo. «Ecco perché il futuro è nelle nostre mani», ha sottolineato. Secondo lui, i giovani devono prendere coscienza del loro potere e non consegnarlo a aziende, oligarchi o autocrati. «Siete voi a determinare il vostro destino», ha detto, incoraggiando i ragazzi a mobilitarsi e a partecipare attivamente alla vita politica. Non cedete il vostro potere, ha aggiunto, ricordando come il movimento Fridays for Future abbia dato esempio di come i giovani possano influenzare il cambiamento.
Disuguaglianze e accesso alle tecnologie
La tecnologia, se non gestita con equità, rischia di escludere le persone più vulnerabili. «Già oggi, 2,2 miliardi di persone non hanno accesso a internet, su una popolazione mondiale di circa otto miliardi», ha spiegato Türk. L’AI, se sviluppata in modo responsabile, potrebbe aiutare a ridurre queste disuguaglianze, ma solo se si garantisce un accesso equo a tutti. «Nella Dichiarazione universale dei diritti umani esiste un principio molto importante: tutti devono poter beneficiare dei progressi scientifici», ha ricordato. L’obiettivo è che l’AI non diventi un’arma per il potere, ma un strumento per il progresso collettivo.
Un altro aspetto preoccupante riguarda l’impatto dei data center sull’ambiente. «Chi decide che i data center siano più importanti di altri investimenti che potrebbero aiutarci ad affrontare la crisi climatica?», ha chiesto Türk. La tecnologia, se non accompagnata da una visione globale e responsabile, potrebbe aggravare i problemi esistenti, come la scarsità di risorse e l’impatto sull’ambiente. Il futuro è nelle nostre mani, ha sottolineato, ricordando il paragone con la Guerra fredda e la necessità di accordi internazionali.
Volker Türk ha confermato che l’ONU mantiene un dialogo con le aziende che sviluppano l’AI, ma ha anche sottolineato la necessità di un controllo globale. «Non possiamo lasciare che ogni azienda stabilisca autonomamente le proprie regole», ha detto. L’obiettivo è creare un accordo universale che garantisca l’equità e la responsabilità. «Le aziende devono essere coinvolte, ma non possono decidere da sole», ha aggiunto. Il dialogo con aziende come Google, Meta e Microsoft è già in atto, ma la sfida è garantire che le regole siano condivise e applicate a livello mondiale.
Nonostante i rischi, Türk ha espresso speranza. «Io nutro speranza perché credo che le persone si mobilitano se percepiscono che ciò che fanno può davvero produrre cambiamenti nelle loro vite», ha concluso. L’AI, se guidata con responsabilità, potrebbe diventare un’arma per il progresso, ma solo se si garantisce che tutti ne possano beneficiare. Il futuro, come ha detto, è nelle nostre mani.



